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Buon compleanno
pastiglie Leone
Compie 160 anni lo storico marchio piemontese che dal 1857 rinfranca le gole inaridite con le sue caramelle dissetanti. Ne erano golosi perfino i Savoia e Cavour
DI Claudio Giudice

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Tempo medio di lettura: 3' 10''

Camillo Benso conte di Cavour le assaporava tra un discorso e l’altro nel Parlamento in cui è stata fatta l’Italia. I Savoia stessi, che ne erano golosi, hanno concesso che si potesse apporre il proprio vessillo sulle confezioni. Stiamo parlando delle pastiglie Leone, eccellenza (pre)italiana, nata appunto nel 1857 come confetteria ad Alba, in provincia di Cuneo, da un’idea di Luigi Leone. Celebrarne il 160° compleanno può considerarsi un riconoscimento alla costanza degli uomini (e delle donne) che hanno animato la sua storia attraverso i decenni.

 

La storia dell’azienda non è da Mille e una notte, è anzi semplice e lineare: dopo l’apertura in provincia e il successo grazie ai numerosi gusti delle pastiglie dissetanti (dalla menta alla cannella, dal rabarbaro alla genziana), Luigi decise di tentare la fortuna e spostarsi nella grande città, Torino. Il capoluogo piemontese, ancora ignaro dei fatti di cui si sarebbero resi protagonisti i suoi figli prediletti di lì a pochi anni, oltre a essere un grande centro culturale, economico e politico, era animato da tanti caffè, pasticcerie e ristoranti che conferivano alla città anche il ruolo di capitale italiana del gusto. La scommessa fu vinta e la Leone in breve tempo acquisì grande successo: Cavour apprezzava enormemente le gommose alla liquirizia aromatizzate alla violetta, che si diffusero nel Parlamento e vennero ribattezzate «senateurs». Nel 1934 l’azienda venne rilevata da Giselda Balla Monero, detta per questo «la Leonessa», che ne rimase alla testa fino agli anni 80.

 

La signora, già proprietaria di un ingrosso dolciario, acquistò la confetteria di corso Vittorio Emanuele II trasferendo la produzione in uno stabilimento vero e proprio, dove dar vita a una produzione industriale. Da allora tre sono state le generazioni di Monero che si sono succedute alla testa della Leone. Oggi Guido Monero, il presidente, la moglie Gigliola, amministratore delegato, e la figlia Daniela, mente creativa di tutto il packaging, gestiscono un’azienda che esporta anche Oltreoceano. Ma qual è il segreto delle pastiglie Leone, di cui oggi si producono circa tre milioni di scatolette l’anno, tra 40 gusti disponibili, anche gommose?

 

La ricetta è chiaramente segreta, non lo sono invece le materie prime, che vengono selezionate tra le eccellenze del territorio, in ogni parte del mondo: gomma arabica Kordofan, vaniglia in bacche messicana, cannella di Ceylon, tè verde giapponese, liquirizia del Sud Italia. Le pastiglie Leone si producono ancora come nel 1857, con i tradizionali stampi in bronzo. La prima fase prevede la miscelazione, a freddo, di zucchero a velo, gomma arabica e gomma adragante con acqua, succhi di frutta, oli essenziali, estratti e coloranti a seconda del gusto. L’impasto viene poi trasferito in un macchinario che lo distende e lo fa scorrere su un rullo dove gli antichi stampi in bronzo, marchiati con la L, danno la forma cilindrica della pastiglia. L’ultima fase prevede l’essicazione ad aria calda e non a fuoco, per un totale di 36 ore. Curiosità:

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