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Nel mirino
di Andrea Gavazzeni
Tranquillità, respirazione, concentrazione, controllo di se stessi. Il tiro, specialmente quello a lunga distanza, è tutto questo e molto di più. Parola dell’appassionato Andrea Gavazzeni
DI Alessandro Botré - FOTO DI Stefano Triulzi

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Tempo medio di lettura: 5' 35''

Sparare è una disciplina che porta consapevolezza, che accompagna l’uomo dall’albore dei tempi. è un fatto culturale». Noi di Arbiter siamo perfettamente d’accordo su questo con Andrea Gavazzeni, appassionato tiratore nonché presidente della camiceria Bagutta insieme con il cugino Antonio. «Da giovane correvo in moto nelle gare di regolarità, poi ho iniziato a sparare con il fucile», racconta. «Del tiro mi piace tutto, dalla vecchia arma ad avancarica al fucile moderno. Mi emozionano le armi storiche che hanno vissuto contesti particolari, mi piace lo sviluppo dei materiali e la ricerca tecnologica connessa. Sia il tiro con pistola dinamico o ponderato sia quello a lungo raggio: è un esercizio dove conta molto la tranquillità, la respirazione, il fare rapidamente tutte le azioni che sono i fondamentali del tiro. Il tiro è molto zen, liberatorio, soprattutto a lunga distanza.

 

 

Ed è una passione non violenta. Non sono neanche cacciatore: mi piace l’estetica della caccia, ma sparerei a un animale solo per necessità. Sin da bambino mi appassionano la storia militare, la meccanica, la balistica». Oggi Andrea, dopo 33 anni di gare sia con arma corta sia lunga, è in grado di centrare rapidamente una sagoma da 30×40 cm sino a 2.200 metri di distanza. Per farlo, si avvale del fucile di precisione Victrix Tormentum calibro .408 Chey Tac. La Victrix è un’azienda creata due anni fa da Giuseppe Valtorta, manager bergamasco appassionato di tiro che si è messo a fare il fucile che ha sempre desiderato. Oggi il marchio, che prende il nome da una legione romana, appartiene a Beretta, ma continua a produrre alle officine Rottigni, in provincia di Bergamo. Tutte le componenti sono ricavate dal pieno da loro, tranne la canna americana Benchmark. 

 

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Prospettiva di ottiche tedesche Schmidt & Bender dei fucili di precisione di Andrea Gavazzeni: Victrix, Accuracy International e HK.

 

Ogni modello è stato battezzato con il nome di un’arma dell’antico esercito imperiale, e il Tormentum, come la catapulta romana, è la massima espressione. Il calibro .408 parte a circa 900 metri al secondo e rimane supersonico sino a 2.340 metri. Classificato arma da caccia, ha un coefficiente balistico elevatissimo: 0,873. Più si avvicina all’uno, più la palla è performante, precisa e mantiene stabilità di volo. È un calibro antimateriale che la Nasa ha scelto per abbattere satelliti spia indesiderati, e che nello spazio, data l’assenza di gravità, è ancora più letale. Il Tormentum è ovviamente a otturatore girevole-scorrevole, come tutte le armi di precisione, giacché garantisce perfezione di chiusura. L’arma pesa tanto: 12,7 chili. Un proiettile costa 25 euro, dunque un caricatore da sette colpi sono 175 euro. Il fucile nudo parte da 9.500 euro circa, più 3mila euro di ottiche e accessori vari da montare sulle slitte quali visori notturni, termici, laser. Questo calibro ha surclassato il vecchio .50, che ha più potenza ma è meno preciso: il calibro .50 in armi con l’M82 Barrett a 1.000 metri fa una rosata di 20 cm, il .408 di 4 cm.

 

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Andrea Gavazzeni imbraccia il Victrix Tormentum calibro .408, stato dell’arte del tiro a lungo raggio, del peso di 12,7 kg.

 

Ma cosa vuol dire sparare a un bersaglio a due chilometri? Vuol dire calma, vuol dire matematica, vuol dire sentir passare quasi tre secondi tra l’esplosione del colpo e l’impatto della palla. A quella distanza non si sente il «gong» del proiettile quando centra la piastra metallica, ma da un chilometro e mezzo ancora sì. Poco meno di due secondi tra lo sparo e l’impatto, e poi altri cinque perché lo schiocco metallico percorra a ritroso il tragitto alla velocità del suono, 330 m/s. Totale: quasi sette secondi. Naturalmente i fattori ambientali che influiscono sul lungo raggio sono vento, umidità relativa, altitudine, parallasse, rotazione terrestre. Per calcolarli, i tiratori scelti utilizzano strumenti sofisticati. «Lo stato dell’arte è il computer balistico Delta 5», prosegue Gavazzeni. «È stagno e si interfaccia con il telemetro laser svizzero Vectronix, che legge sino a 5mila metri e manda le informazioni aggiornando il programma che dà quindi alzo e brandeggio da regolare con le torrette sul cannocchiale, che poi vanno corretti con l’angolo di sito: per esempio, se sparo a 1,5 km dall’alto verso il basso o dal basso verso l’alto, il colpo si alza rispetto a un colpo rettilineo, dunque dovrò calcolare di sparare da una distanza inferiore. Un decimo di Mil (milliradiante, un clic sulla torretta di alzo) è un centimetro a 100 metri. Soprattutto su distanze estreme è importantissimo fare questi calcoli. Io poi spesso conteggio a mente con le tabelle sentendo il vento. Cosa importante, i tiratori scelti lavorano sempre in coppia, e il lavoro più difficile è quello dello spotter. Lo spotter fa anche la protezione a corto raggio, fino a 500 metri, magari con un 5,56 Nato con un’ottica tarata su ingrandimenti bassi. Sparare sanno farlo in tanti, leggere è un’altra cosa.

 

 

La Marina Militare ha spotter e sniper che sono i numeri uno. Poi ci sono tiri difficili, in luoghi magari con due valli con venti opposti (fishtail) e magari una terza corrente ascensionale». Ovviamente il tiro non è solo questo, ma anche amore per la storia. 

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