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Sull'isola
dei cabriolanti
La speciale F-Type 400 Sport si destreggia nella patria di ciclisti e spideristi, tra spiagge e borghi. Peccato per i limiti di velocità, ben inferiori a 275 all’ora
DI Lorenzo Stefani

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Tempo medio di lettura: 5' 25''

L’île de Ré è molte cose. È oceano, tanto per cominciare: l’Atlantico la circonda per i suoi 30 chilometri di lunghezza, con una larghezza massima di cinque, lasciandola collegata alla Francia da un ponte avveniristico lungo tre che ha interrotto secoli di isolamento da La Rochelle e dalla terraferma. È vélos, biciclette: dovunque, a tutte le ore, pervasive ma non invasive, agevolate da 110 chilometri di piste ciclabili, roba che la Ferrara dei Finzi Contini al confronto scompare. È nuvole: basse, grigie, vanno e vengono come nella canzone di Fabrizio De André, ogni tanto si fermano, e quando si fermano sono nere come il corvo, poi spariscono lasciandosi dietro un presagio di pioggia, che alla fine per fortuna arriva quasi sempre mentre dormi e per breve durata. È sole: splendente, mai dardeggiante, in un cielo azzurro sotto il quale d’estate gli umani e gli asini (qui portano le braghe anche quelli, ânes en culotte, li chiamano) rarissimamente sono costretti a sopportare più di 22-24 gradi di temperatura. È fari e balene: la lanterna più alta e spettacolare, Phare des Baleines, 257 gradini per scalarla, situata a nordovest e meta di un incessante pellegrinaggio, è intitolata proprio ai cetacei, non troppo felici per il via vai di cargo e petroliere che si scorgono all’orizzonte. Ancora.

 

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Il ponte che collega l’île de Ré alla cittadina di La Rochelle.

 

 

L’île de Ré, ribattezzata dai viaggiatori italiani «la Capalbio d’Atlantico», è case basse, bianche: architettura sommessa, o forse dimessa, raramente elevata oltre il pianterreno. È chiese gotiche: scoperchiate, come la Notre-Dame de Ré costruita dai cistercensi nel XII secolo, smerigliate dalla salsedine, aggredite dai licheni, ricche di ex voto (quasi sempre velieri) dei marinai scampati ai naufragi. È spiagge: frastagliate, scomode, sottomesse al giogo permanente delle maree, che le rende ora quiete ora aspre. È dieci piccole borgate: alcune a pianta stellata (esagonale, ottagonale, poligonale) che finiscono nell’oceano con porti angusti frequentabili solo da skipper provetti. È fortificazioni: massicce, antiche, inespugnabili, perché da qui partivano verso morte certa i galeotti che la giustizia mandava ai lavori forzati dalla parte opposta dell’Atlantico, nel bagno penale sull’isola del Diavolo; fra i pochi tornati vivi per raccontarlo si annoverano il capitano Alfred Dreyfus, invano difeso dallo scrittore Émile Zola con la sua celebre lettera J’accuse pubblicata sull’Aurore, che prima di essere trasferito nella Guyana francese fu detenuto per alcuni mesi nel penitenziario di Saint-Martin-de-Ré, graziato e riabilitato nel 1906, e il romanziere Henri Charrière, detto Papillon, morto libero a Madrid nel 1973 (dalla vicina île d’Aix, minuscola gemella, gli inglesi imbarcarono invece Napoleone Bonaparte verso l’esilio finale sull’isola di Sant’Elena).

 

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La cittadella di Saint-Martin-de-Ré, costruita dall’ingegnere militare Sébastien Le Prestre de Vauban (1633-1707), dal 2008 patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

 

 

Qualcuno scambia l’île de Ré per Macronlandia, nel senso che si vocifera che qui venga a ritemprarsi dalle fatiche della politica Emmanuel Macron con la sua Brigitte, ma si tratta di un equivoco, originato dal fatto che il commediante Fabrice Luchini ha immaginato di prestare a Mignon (lo ha ribattezzato così) la propria casa di vacanze sull’isola: il presidente, precocemente dimissionario, avrebbe così modo di scrivere in cenobitica tranquillità il suo libro di memorie Révolution proprio nelle remote contrade dove hanno votato in massa per lui. In realtà questa era la località di villeggiatura preferita del primo ministro socialista Lionel Jospin. Ma il suo charme minimalista ha conquistato molti altri vip, fra cui il cantante Charles Aznavour, gli attori Orlando Bloom, Carole Bouquet e Claude Rich, morto di recente, e la regista Nicole Garcia.

 

Ora, per affrontare un luogo così discreto e intimamente dipendente dal mare e dalla natura, la bicicletta potrebbe non bastarvi. Questo spiega perché l’île de Ré sia la patria, oltre che dei ciclisti, anche degli spideristi. Il dedalo di strade sinuose che si dipanano attorno a spiagge, saline, borghi abitati, allevamenti di ostriche e vigneti induce i «cabriolanti» a una guida rilassata e rispettosa, sospesa tra cielo e terra. La scelta di Arbiter è caduta su una convertibile piuttosto particolare, la Jaguar F-Type 400 Sport, il cui rombo già di suo suscita l’ammirata attenzione di chi sta pedalando, fino a diventare autentico stupore quando si sposta il selettore nella modalità di guida dinamica.

 

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La F-Type 400 Sport sulla spiaggia di Port Notre-Dame. Monta un propulsore 3.0 V6 da 400 cv Supercharged disponibile solo per questa Special Edition: scatto 0-100 km/h in 4,9 secondi, 275 km/h.

 

Scelta quasi inevitabile perché questa F-Type è disponibile soltanto per un anno e ciò la rende esclusiva sotto ogni punto di vista, grazie a una combinazione di stile e di prestazioni che non s’era mai vista prima d’ora su una vettura della casa di Coventry. 

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