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Così ho dipinto
Gabriele D'Annunzio
D’Annunzio come re di una Repubblica dell’Utopia, che vive su uno sfondo dove esplode la fantasia del colore. Così il Vate esce dalla storia per entrare nella contemporaneità
DI Emiliano Terenzi

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Tempo medio di lettura: 1' 40''

L’idea di portare il mio stile su un tema storico come l’avventura di Gabriele D’Annunzio e del Popolo della Libera Città di Fiume mi ha lasciato in un primo momento spiazzato. Ma entrando nel vivo del tema, di quel contesto storico, del personaggio di D’Annunzio nelle vesti non di condottiero e di politico, mi ha acceso subito tante lampadine. Ho scelto di rappresentare il Vate come una figura iconica, un profilo, come quello di una moneta, una moneta libera da pregiudizi e disuguaglianze, e libera anche da disparità di sesso, ma in maniera più scherzosa, inserendolo in uno sfondo carnevalesco, esaltandolo ancora di più con una corona d’oro come fosse il Re dell’utopia, di una città con delle regole basate soprattutto sulla bellezza estetica, sulla poesia e sull’arte. Qualcosa che andasse oltre gli schemi convenzionali di una Repubblica per sfociare in un sogno di libertà. Un qualcosa che avrebbe potuto essere: tema sempre stimolante per un artista perché consente di viaggiare con il pensiero e con le idee.

 

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Emiliano Terenzi al lavoro nel suo studio.

 

Quel turbinio di fantasie e di ideali che ha fatto da sfondo all’avventura di D’Annunzio a Fiume ha preso così corpo, nell’opera, dando vita a uno sfondo con di base il rosso, colore del sangue, della passione, dell’energia, e colore del gonfalone della Libera Città di Fiume. Sopra quel rosso ecco esplodere la fantasia, un dripping di colori che rappresenta quasi un mix tra il dinamismo futurista (movimento che, in quegli anni, dava all’Italia dell’arte un rilievo mondiale) e la contemporaneità di un Pollock.

 

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