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Così
lo dipingo
La potenza e la libertà di questo animale come ricordo delle passioni dell’infanzia. Vestite, oggi, con una tecnica matura, che scava e graffia per regalare contrasti vivi
DI Letizia Fornasieri

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Tempo medio di lettura: 1' 45''

Che strano, io non sono mai andata a cavallo, ma fin da bambina ricordo che ne disegnavo parecchi. Era uno dei miei soggetti preferiti, assieme ai cani. Poi, negli anni, ho capito che il cavallo ha in sé una struggente bellezza: è qualcosa di potente, di libero, di grande, qualcosa cui la persona aspira, anche senza esserne chiaramente consapevole. Ho precisi ricordi degli anni 70, di quando mi mettevo davanti al televisore a guardare le corse di trotto. Ricordo Roquépine, poi Varenne, famosi trottatori. Ricordo la cadenza del conduttore che da pacata diventava tesa; ricordo che mi procuravo da leggere ogni sorta di giornali che avessero a tema l’equitazione. Ricordo anche che con grande passione seguivo, già allora, il grand prix romano di Piazza di Siena.

 

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Letizia Fornasieri al lavoro en plein air, su soggetti naturali.

 

Avevo imparato nel tempo a conoscere i cavalieri di varie nazioni, come i «nostri» fratelli D’Inzeo, o il grande Graziano Mancinelli. Ora, la fonte di ispirazione cui ho guardato per questa copertina è proprio la bellezza di Piazza di Siena, con i suoi eleganti cavalieri, le sue signore, con il pubblico serrato a seguire ogni salto, ad acclamare all’ultimo ostacolo. La tecnica usata per questa «veduta» è la mia solita: olio su tela. Una tela leggera, che consente di essere graffiata per ottenere i bianchi non con tonalità di colore più chiare, ma con il fondo stesso della tela che appare. Completano la visione, stendardi, bandiere, e una «chiazza» di pubblico, presenza indispensabile a completare l’eleganza piena di storia di cavalli e cavalieri.

 

Guarda l’opera di Letizia Fornasieri realizzata in esclusiva per Arbiter 

 

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