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Grazie
alle pecore
La lana di scarto per «divorare» in maniera naturale gli sversamenti di idrocarburi. Con Geolana un’azienda sarda ha innescato un modello vincente di economia circolare
DI Christian Benna

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Tempo medio di lettura: 4' 5''

Altro che formidabile sistema per riuscire ad addormentarsi. In Sardegna, a forza di contare le pecore, è suonata la sveglia. E adesso con la lana degli ovini si ripulisce il mare da catrame e idrocarburi. Sembra una favola la storia di Geolana, la lana mangiapetrolio brevettata a Guspini, cittadina di 11mila abitanti nel Medio Campidano sardo, terra di miniere abbandonate a picco su una distesa di acque verdi. E invece la tecnologia che tosa le pecore per salvare il mare è un esempio concreto di economia circolare nata dalla collaborazione fra l’università di Cagliari e la società Edilana. Nell’isola ci sono più di tre milioni di pecore, un gregge mai sazio che non smette di crescere. Troppi animali per gli ovili sardi che negli ultimi 30 anni, a corto di pastori e messi sotto pressione per il calo del prezzo del latte, sono diminuiti di un terzo.

 

C’è chi è sceso dalla montagna e si è organizzato in pianura costituendo aziende più grandi, ma c’è anche chi si è dovuto sbarazzare del gregge. La scorsa estate, la Regione Sardegna ha perfino raddoppiato il contributo (da 15 a 30 euro) per la macellazione delle pecore, con l’obiettivo di diminuire il patrimonio ovino dell’isola. E tutta la lana di pecora a pelo corto, non impiegata per l’abbigliamento, finisce direttamente in discarica, con costi di smaltimento e ambientali altissimi, su cui la Coldiretti ha lanciato più volte il suo allarme.

 

Ascolta l’intervista ad Andrea Bertuzzi su Radio Monte Carlo 

 

 

 

Uno spreco di risorse inaccettabile per Daniela Ducato, la bio-imprenditrice che a Guspini ha creato un piccolo impero dell’innovazione sostenibile. A partire dalla società di famiglia, guidata dal marito Oscar Ruggeri e specializzata in materiali per l’edilizia, Daniela Ducato ha fondato Edilana, Edizero, Edimare, Edilatte. Tutte società che fanno business riciclando quelli che per qualcuno sono scarti ma per Daniela Ducato sono risorse preziose. Nascono così, nel 2006, i pannelli isolanti e i cappotti termici realizzati con la lana delle pecore. Perché non impiegare il materiale anche per altre applicazioni al di là dell’edilizia? Ecco che prende forma Geolana, la lana mangiapetrolio. «Edilana nasce con l’obiettivo di valorizzare gli scarti proponendo un modello virtuoso di economia circolare. Prima la lana veniva bruciata in discarica oggi si incammina verso una seconda vita», spiega Giampietro Tronci, l’ingegnere ambientale che è responsabile di produzione Geolana. «È noto che la lana ha una capacità assorbente molto elevata.

 

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Ma ci siamo resi conto, grazie ai progetti di ricerca messi in campo con l’Università di Cagliari, che questo materiale naturale funziona come una spugna in grado di pulire il mare dagli sversamenti di idrocarburi». In pratica, la lana di pecora diventa un mini-depuratore, habitat naturale per microrganismi che catturano e divorano il petrolio senza lasciarne traccia in mare. Il prodotto innovativo è stato presentato l’anno scorso al molo Ichnusa di Cagliari, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, e il progetto è diventato una best practice presentato allo scorso forum One Ocean, il primo evento mondiale dedicato alla sostenibilità degli ecosistemi marini.

 

I prodotti innovativi Geolana, realizzati in pura lana vergine di pecora sarda, sono un mezzo efficace per l’assorbimento e la biodegradazione di idrocarburi petroliferi. Un dato su tutti: con un chilo del prodotto Geolana Salvamare si riescono ad assorbire da 7 a 14 chili di idrocarburi, e può essere riutilizzato. Soprattutto i Salvamare Geolana sono semplici da usare, come barriere oleoassorbenti da applicare nelle banchine o ai pontili delle aree marine e portuali, oppure come «salsicciotti» da mettere in sentina per le barche da diporto. 

 

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