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Tutte le rose
della regina
Elegante, seducente, mai volgare. La donna Blumarine rappresenta, da 40 anni, l’ideale «altra metà» dell’uomo Arbiter. Grazie alla sensibilità di Anna Molinari
DI Tommaso Moro

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Tempo medio di lettura: 6' 50''

Si dice che dietro a ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna. Ma può capitare anche il contrario. È il caso di Anna Molinari, che dietro le forme minute, aggraziate e super femminili, nasconde la determinazione di un condottiero, unita al calore di una mamma (e nonna) innamorata della famiglia. Arbiter la incontra nel suo quartier generale di Milano, un palazzo nobiliare affacciato su via Manzoni con tanto di grande giardino.

 

Anna ha appena festeggiato i 40 anni del suo marchio Blumarine con una grande sfilata e la pubblicazione di un libro, La regina delle rose. Una favola vera. Sfogliandolo si ripercorre il cammino di una certa idea di donna: bella, elegante, seducente ma mai volgare, che è l’ideale di ogni vero Arbiter. Le foto raccolte sono sorprendenti. «Monica Bellucci era giovane e bellissima, ancora oggi mi scrive su Instagram. Carla Bruni era più aristocratica, stava sulle sue». E poi Carolina di Monaco: «La donna più elegante che abbia mai conosciuto», sottolinea la stilista. «Fu in occasione di una sfilata che facemmo a Monte Carlo che suo figlio Pierre conobbe Beatrice (Borromeo), che allora era sempre in atelier con noi», ricorda. Una foto della stilista in abitino di pizzo bianco accanto alla principessa di Monaco e al figlio Gianguido campeggia sulla scrivania.

 

E ancora Carré Otis, stupenda con i golfini di cashmere e i cappotti cammello al punto da posare anche senza trucco. «Mickey Rourke era talmente geloso di lei che ogni giorno sul set le inviava una corona funebre: era il suo modo per dirle che non le perdonava di essere ammirata da tutti». Alcune immagini sono immortali: come quella di Eva Herzigova fotografata da Helmut Newton a Monte Carlo. «Newton girava con un sacchetto in plastica dove teneva tacchi a spillo e protesi per il seno. Non contemplava donne piatte e senza tacchi».

 

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Anna Molinari immortalata dall’obbiettivo di Gian Luca Pergreffi.

 

La storia di Blumarine e delle sue icone (prima di tutto il mare di Forte dei Marmi, di fronte a cui Anna Molinari e il marito Gianpaolo Tarabini decisero di creare un marchio di moda tutto loro) ha radici profonde nell’Italia orgogliosa della ricostruzione. A Carpi, in provincia di Modena, all’indomani della Seconda guerra mondiale, furono le donne ad avviare una rivoluzione industriale tutta speciale, su cui ancora si fonda l’economia del territorio. Le donne cominciarono ad arrotondare le entrate di casa «facendo la maglia». In ogni cantina cominciò a nascere un laboratorio e poi, magari, una «fabbrichetta», fino ad arrivare a delle vere e proprie industrie.

 

Più o meno così capitò a Odette Gualdi, l’indimenticabile madre di Anna, una donna elegante che conosceva il mondo: al seguito del marito Guido Molinari aveva vissuto prima in Etiopia e poi in Puglia, prima di tornare a Carpi con le figlie gemelle, Anna e Licia. «L’azienda dei miei genitori si chiamava Molly e realizzava maglie per marchi come Saint-Laurent o Sonia Rykiel. Chiedevo a mio papà perché non potevamo firmare le nostre creazioni e lui mi diceva che non era importante, che avevamo già le nostre soddisfazioni. Ma a me non bastava». Anna si racconta come la «pecora nera» della famiglia, ribelle all’autorità paterna (autorità di facciata perché in realtà Guido Molinari stravedeva per lei) che giovanissima incontra l’uomo della sua vita e lo sposa. Uno dei matrimoni più riusciti e longevi del fashion system, terminato solo con la tragica morte di Tarabini nel maggio del 2006 durante un safari nello Zimbabwe.

 

L’avventura di Blumarine cominciò senza soldi, anche grazie al sostegno del marito. «Papà aveva avvertito tutti di non farmi credito. Mi ha osteggiato a lungo, ma quando ero già famosa ho scoperto un archivio in cui conservava orgoglioso tutti gli articoli su di me, fin dall’inizio». I primi tempi sono stati duri. «Andavo a Milano, nelle boutique di cui ero stata cliente. Poi sfilavo il cappotto e quando vedevano la bellezza dei maglioni che indossavo mi dicevano: ma non potresti farne qualcuno anche per i nostri negozi? I primi ordini nascono così. Prima dieci, poi 100 maglioni». Fino ad arrivare a Milano Collezioni, la consacrazione: è allora che Beppe Modenese conia per lei il nomignolo di «regina delle rose». Nella coppia, che ha avuto due figli, Rossella e Gianguido, amministratore delegato di Blufin, Anna era la mente creativa, Gianpaolo il grande stratega finanziario e imprenditore lungimirante. A lui si deve l’intuizione di affidare ai fotografi più bravi e audaci del momento, come Helmut Newton, le campagne pubblicitarie in cui i corpi statuari di modelle come Charlize Theron o Naomi Campbell riempivano voluttuosamente gli abiti creati da Blumarine. In 40 anni di avventure, non sono mancati momenti difficili.

 

 

«L’epoca del minimalismo e del nero ha generato in me un momento di smarrimento. Ma come sempre mio marito mi ha dato la spinta giusta: “Anna fai anche tu il nero, ma mettici comunque una rosa, una spilla, adeguati ai tempi rimanendo te stessa e avrai successo!”. Aveva ragione». Durante la conversazione, noto due tatuaggi sulle braccia, attraverso l’abitino di tulle e strass. «Le amiche scherzano sui miei tatuaggi: due cuori, una rosa, una farfalla… Ogni tatuaggio corrisponde a un momento felice della mia esistenza. Ho fissato sulla mia pelle la nascita dei ragazzi e altri eventi privati che non volevo dimenticare. È un vezzo. Una mania che è cominciata a Saint-Tropez quando avevo 20 anni. Anzi, il primo fu un cuoricino fatto a 18 anni nell’incavo della mano sinistra quando mi sono fidanzata con Gianpaolo, l’unico uomo della mia vita. Quando papà lo scoprì per caso, mi inseguì infuriato nel viale di pioppi nel nostro giardino. Ma io ho tenuto duro, e ho sposato l’uomo che amavo. Non mi sono mai pentita!».

 

Vive tra la grande casa in campagna e il palazzo nel centro di Carpi. Suona il piano e a ogni festa riunisce tutta la famiglia. Sua nipote Elisabetta il prossimo anno inizierà a studiare alla Central Saint Martins di Londra, la più blasonata scuola di moda del mondo. Anna ha una sua foto sul salvaschermo del cellulare. Ha una passione per i gioielli di Cartier, che il marito le regalava a ogni occasione. «Credo nell’influsso delle pietre: lo smeraldo mi porta bene, il rubino invece può portare sfortuna perché ha il colore del sangue, come diceva la mia mamma». Perché la donna Blumarine è la donna che ogni Arbiter vorrebbe avere accanto?

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