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Originalità
e rispetto
L’avvocato Giuseppe Iannaccone si innamora dei tessuti e li immagina realizzati. Abito dopo abito, coniuga sobrietà e raffinatezza
DI Alessandro Botré - FOTO DI Stefano Triulzi

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Tempo medio di lettura: 4' 25''

Era il novembre 1973 quando il futuro avvocato avellinese Giuseppe Iannaccone si recò dal sarto per farsi cucire il suo primo abito su misura. «Mio papà non aveva grandissime possibilità economiche», racconta, «ma amava i tessuti di qualità e gli abiti sartoriali e quindi qualche volta, quando poteva, lo accompagnavo ad acquistare gli “scampoli” e dal suo sarto».

 

Quel giorno Iannaccone compiva 18 anni, viveva con la famiglia a Milano da tre anni e suo padre, quasi un rito iniziatico, scelse per lui questo dono. L’abito era uno spezzato, con pantaloni e gilet grigio chiarissimo e giacca blu brillante. Lui, dimostrando già allora quale peso attribuisse al vestire, scelse con cura la circostanza in cui avrebbe calzato il prezioso regalo. «Ricordo che dovevo illustrare una relazione sulla “questione meridionale” ai miei compagni di classe al liceo Parini; decisi che era l’occasione giusta per indossare il mio abito nuovo. Non fu una relazione ma una vera e propria arringa in difesa del mio Sud. Dopo quella esperienza decisi che per ogni occasione importante avrei indossato un bell’abito, e quando cominciai a guadagnare i primi soldi tornai in sartoria». E così è stato.

 

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Oggi Iannaccone è un avvocato che si occupa di scandali finanziari e di dissesti societari, «ma la mia principale passione è l’arte», puntualizza. «Subito dopo c’è il Napoli e poi l’abbigliamento è qualcosa che curo con attenzione». La sua casa in effetti è un museo di opere contemporanee. Il suo sarto è Tindaro De Luca: «L’ho scelto perché rispecchia il mio stile, mi segue nelle mie fantasie e anche perché cura nel dettaglio i capi che realizza». Iannaccone non ha costruito il proprio guardaroba con un metodo particolare: semplicemente lui si innamora dei tessuti e li immagina realizzati. Così, abito dopo abito, si è accorto di avere un guardaroba. Vediamo quali sono i suoi canoni.  

 

 

 

Prima di tutto: pantaloni corti, così come le maniche della giacca. Quindi, i doppiopetto con tessuti sportivi. Le scarpe non sono quasi mai nere: «In fondo non sono inglese», commenta. «Anche se tanti, sbagliando, sostengono che io abbia uno stile di abbigliamento molto “british”». La camicia è sempre in lino, anche d’inverno. I suoi numerosi occhiali da vista vanno abbinati all’abito e in particolare alla cravatta e ai gemelli. Per tutti gli abiti fa fare sempre due paia di pantaloni, vuoi perché si consumano prima, vuoi per un’abitudine di suo padre che, non essendo così benestante, preservava il logorio dell’abito e la scomparsa del tessuto facendone, come fa lui ora, due copie. Iannaccone definisce il proprio stile classico, un po’ d’altri tempi con uno spirito e dei colori molto partenopei. Per lui l’eleganza sta proprio nell’equilibrio tra sobrietà, raffinatezza e originalità, mentre la qualità risiede nei tessuti esclusivi e nel taglio di un grande sarto. Ma come vive il proprio essere campano in una città come Milano?

 

 

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