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L'asso
è nella manica
Per Gustavo Bussinello, commercialista di Verona, l’abbigliamento è un percorso, un modo di proporsi agli altri. Deve saper trasmettere emozioni
DI Alessandro Botré - FOTO DI Stefano triulzi

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Tempo medio di lettura: 3' 30''

«Mi piace la ricerca nella sobrietà, portare nei capi e negli accessori l’emozione di contemplarli. Aprendo l’armadio, così come il cassetto delle pipe o dei sigari, devo sentire che quegli oggetti mi trasmettono positività. Giorno dopo giorno devono diventare sempre più familiari, fino a divenire parte di me». Gustavo Bussinello, commercialista di Verona, sintetizza così il piacere che trae dall’abbigliamento. Sua moglie Paola ci tiene a specificare che Gustavo ha una personalità naturalmente elegante, data dal portamento, dall’educazione, dunque gli basta poco.

 

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Bussinello durante l’incontro con il nostro inviato.

Pur selezionando capi pregiati ma sobri, in una città che si può considerare «di provincia» come Verona, lui risulta fin troppo ricercato. Una linea di pensiero coerente con la casa in cui Gustavo abita, progettata dalla moglie stessa, che è architetto. Una villa adagiata tra i primi colli della Valpolicella, sospesa in equilibrio tra il classico e il moderno. Lungo le numerose stanze, Gustavo, appassionato frequentatore del casinò di Montecarlo, non si è fatto mancare la sala giochi, con tavoli professionali, roulette e backgammon. Ma neanche l’humidor, dove tiene sigari e vini. Tra le tante bottiglie, non possiamo non segnalare un Amarone di Quintarelli del 1998 e un Armagnac Baron de Sigognac del 1958, suo anno di nascita. A proposito, come ha vissuto la sua evoluzione estetica Gustavo Bussinello, dalla maturità a oggi?

 

«Una volta diventato adulto, ritengo di non aver mai cambiato in modo profondo la mia concezione estetica. Il tipo di giacca, il taglio, una volta compiuto il passaggio da ragazzo ad adulto sono rimasti quelli. Seguo con un certo distacco le mode. Per esempio, se da un po’ di tempo non vanno più la doppia pince o i pantaloni larghi, non li uso più perché non mi piace più guardarli, mi sono affezionato a una sola pince e ai pantaloni più stretti. Per contro ci sono capi, come il maglione a collo alto o a losanghe, che si sono leggermente evoluti dalla loro nascita, ma rimangono modelli eterni, tra i miei preferiti, e li indosso da sempre. Dopo di che, magari in un anno metto il principe di Galles 20 volte, mentre quello successivo solo due volte, ma ciclicamente ritorna sempre».

 

Ecco dunque che destreggiandoci tra gli armadi di Gustavo, di elevata qualità, incontriamo pietre miliari come un paio di storiche Allen Edmonds brogue rosse che parlano da sole: inequivocabilmente nascondono un ricordo. Gustavo conferma l’intuizione con un sorriso: «Le ho prese il giorno in cui mi assunsero in Arthur Andersen (una società di consulenza, ndr), il 9 settembre del 1983, a Milano. Due mesi dopo acquistai il maglione a rombi in lambswool di Ballantyne, che uso ancora, da Old Britannia, in via Agnello».

 

 

Gustavo si sente legato alla città meneghina, e gli faccio presente che il negozio esiste ancora, sempre uguale a se stesso: dettaglio che io personalmente apprezzo, mentre lui propenderebbe per l’aggiornamento costante. Sempre lì, comprava tutti i gemelli con gli stemmi dei collegi di Oxford e Cambridge e anche questi li indossa ancora. Osservando giacche e pantaloni, si nota che i colori predominanti sono il grigio, il blu e il marrone.

 

«Sono i miei preferiti», prosegue Gustavo.

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