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Erede di un’aristocratica casata austriaca, ha l’eleganza nel sangue. I suoi armadi sono un baluardo del buon gusto classico
DI Alessandro Botré

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Tempo medio di lettura: 5' 20''

«Provenendo da una famiglia di lunga tradizione d’eleganza non ho avuto grosse difficoltà: sono nato imparato, come dicono a Napoli». Esordisce così Manfred Windisch-Graetz, quando gli chiedo quale sia il suo rapporto con l’abbigliamento. D’altronde, il cognome è austriaco ma il nonno era di Gerace (Reggio Calabria): un elegantone, il suo avo, che aveva lanciato la moda del risvolto sulla manica della giacca, oltre che sul pantalone. Tra i suoi antenati, il feldmaresciallo imperial-regio Alfred Candidus Ferdinand zu Windisch-Graetz, uno dei tre dell’Impero austroungarico: gli altri due erano Josip Jelacˇic´ e Josef Radetzky.

 

La sua famiglia, residente a Trieste, venne italianizzata dal 1918. Oggi Manfred Windisch-Graetz risiede a Roma, dove cura la parte management e finanza di Elitaliana, la più antica compagnia elicotteristica italiana, specializzata nell’elisoccorso. Lui stesso è pilota d’elicottero e possiamo definirlo anche in questo campo figlio d’arte: durante la Seconda guerra mondiale il padre servì come tenente colonnello nella Regia Aeronautica, dove pilotava gli aerosiluranti e bombardieri bimotori Savoia-Marchetti SM79, detti «gobbi maledetti».

 

Dando un’occhiata al suo guardaroba, colpisce subito il fatto che sia fondato sul marchio statunitense Brooks Brothers, al quale Windisch-Graetz è affezionato sin da piccolo, quando ancora in Italia non era importato: durante un periodo trascorso in Nord America gli era presa una vera e propria mania per la storica Casa, dei cui capi si riforniva principalmente nel negozio di New York. Commenta sorridendo: «Mio fratello è cavaliere dell’Ordine Toson d’oro, a cui Brooks Brothers si è ispirata per il logo». Subito dopo si nota la quantità ingente di mocassini Car Shoe: «Li trovo comodissimi», racconta, «e li indosso in tutte le stagioni. D’altronde sono nati nel 1963, come me, e mio padre in quegli anni fu uno dei primi a metterli». 

 

Quindi, si nota che la maggior parte delle giacche e dei completi, rari dato che lui preferisce gli spezzati, non portano etichetta: sono del suo sarto romano Angelo Mazzocchi. In passato invece si rivolgeva anche a Tony e Giulio Caraceni. Manfred fa sempre confezionare gli abiti comodi sulle spalle, perché garantiscano mobilità, sfoderati così cascano bene, con la ticket pocket per le monete e rigorosamente con gli spacchi laterali. Lo smoking lo preferisce doppiopetto, una volta sciallato, ora a lancia. «Ho iniziato intorno ai 18 anni, forse anche prima, dopo i 15 anni. Ormai non posso più dire di aver bisogno di abiti: si tratta di una voglia, ogni tanto, di andare a vedere qualcosa, di rinnovare il guardaroba. Il sarto vuol dire scelta del tessuto, le prove; si instaura un rapporto molto personale, familiare, per questo i sarti durano una vita: un uomo è restio a cambiare sarto perché ci si conosce».

 

Un senso innato, quello del vestire, come si diceva: Manfred Windisch-Graetz ha potuto apprendere l’arte semplicemente osservando il padre (che tra l’altro è stato anche guardia nobile del Papa), i nonni, gli zii, i fratelli maggiori. «Mio figlio Niccolò, di 20 anni, mi osserva molto e mi sta seguendo in questo senso», prosegue. «Anzi, in lui rivedo me quando avevo la sua età. Anche se allora ero molto più fissato su queste cose: avevo un guardaroba forse quadruplo rispetto a oggi; poi con gli anni si seleziona, e si passano gli abiti ai figli. Anche in alcuni suoi coetanei noto che c’è un’attenzione, che ci tengono». A seconda degli impegni, ufficiali e non, Manfred sceglie come abbigliarsi: «Vivendo in campagna e lavorando fuori città preferisco le tenute un po’ più sportive. Blazer e cravatta. Come tessuti, per l’estate prediligo quelli inesistenti, trasparenti, freschi. È divertente perché negli anni c’è stata un’evoluzione delle stoffe, sempre più leggere. Ormai non è più come una volta, quando si aveva bisogno di un vestito pesante: da un lato gli ambienti interni sono più riscaldati e dall’altro non fa più così freddo, a maggior ragione vivendo a Roma, dove il cappotto lo metterò due settimane all’anno. D’inverno amo i tweed, le giacche sportive inglesi, che sono anche comode».

 

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Manfred Windisch-Graetz in tenuta austriaca: giacca del negozio Lanz di Salisburgo, loden Salko, cappello Faustmann, cravatta con il logo di famiglia: un lupo con la corona imperiale. Al polso, Tudor Heritage Black Bay in bronzo.

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