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È il decano degli indossatori italiani: da 37 anni è ambasciatore dei migliori capi made in Italy. Per lui l’eleganza è interiore, uno stato d’animo
DI Alessandro Botré - FOTO DI Luciano di Bacco

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Tempo medio di lettura: 4' 5''

Massimo Gradini proviene da una famiglia di sarti: il padre, lo zio, il nonno plasmavano abiti. Hanno cercato di insegnarglielo, ma non era la sua strada. Gradini, anziché cucirli, gli abiti ha sempre preferito indossarli. Possiamo affermare che Massimo sia tra gli indossatori italiani più longevi, e addirittura il più longevo in assoluto. Classe 1957, nato in Umbria ma da sempre vissuto a Roma, sono ben 37 anni che lavora come modello. E non parliamo di indossare abiti qualsiasi, bensì l’Olimpo di quanto il made in Italy abbia da offrire. Molti lettori lo riconosceranno in quanto è già comparso in passato sulle pagine di Arbiter, con indosso pregiati indumenti di Stefano Ricci, come ospite della nostra lounge alla rassegna fiorentina Pitti Immagine Uomo, ma non solo.

 

Massimo deve la sua brillante carriera in passerella, paradossalmente, al devastante mito borghese del «posto fisso», come lui stesso racconta: «Ho iniziato a fare questo lavoro per caso. Ogni genitore voleva per il proprio figlio il posto fisso, la tranquillità, e io di conseguenza pensavo in buona fede che l’ufficio fosse la meta. Dunque sono entrato in un’agenzia di consulenza fiscale. Ma soffrivo. Il mio capufficio, che era anche consulente dell’Accademia nazionale dei sartori, un giorno mi invita a una sfilata, e il giorno dopo, chiedendomi se mi fosse piaciuta e vedendomi entusiasta, mi propone di provare a fare l’indossatore.

 

Da lì iniziò per me la storia di Cenerentola: la sfilata era l’agognato ballo, ma poi dovevo tornare alla scrivania. Così per sei o sette anni, aumentando man mano gli appuntamenti, finché a 27 anni ho deciso di lasciare il certo per l’incerto. Era il 1984 e c’era molto fermento nella moda. è stato per me come aver preso un’astronave. Sono andato anche in Giappone, ho aperto tutti i miei contatti, da allora è stata una crescita costante. Poi ho deciso di andare a vivere a Milano, dove ho ricevuto la consacrazione. Lavoravo tutti i giorni, mi veniva riconosciuta la professionalità».

 

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Massimo Gradini sfoggia una spettacolare mantella reversibile confezionata dal maestro veneziano Franco Puppato.

 

Dato che il frutto non cade mai molto lontano dall’albero, Massimo ha lavorato prevalentemente con le sartorie, con i migliori maestri italiani, da Antonelli di Napoli a Puppato di Venezia, con cui collabora ancora. Anzi, nei suoi armadi circa il 90% dei vestiti sono proprio di Franco Puppato. Dalla classica giacca da campagna due bottoni in un largo pied-de-poule con check color mattone, a capispalla più sofisticati come un completo Guru indiano in cotone Trofeo 600 di Ermenegildo Zegna color panna, che si sposa magnificamente con il naturale appiombo di Massimo, per arrivare sino agli smoking fucsia broccato e bordeaux, tutti rigorosamente con le maniche stirate, caratteristica tipica del sartore lagunare.

 

 

Naturalmente i sarti sono stati il suo cavallo di battaglia, a Roma la sartoria è sempre stata ben presente, ma Gradini ha lavorato anche per case di abbigliamento quali per esempio Canali, Corneliani, Zegna, Brioni, Philippe Plein. A tutt’oggi è l’unico testimonial della prestigiosa Accademia nazionale dei sartori. Ma cosa cambia tra sfilare per un sarto e sfilare per uno stilista?

 

Prosegue Massimo: «Quando lavori per un grande marchio, per esempio Stefano Ricci, tutto ha un sapore più importante, c’è la stampa internazionale, le televisioni, invitati dall’estero, mentre la sartoria è una realtà più piccola, anche se Puppato ha un respiro internazionale. Pur lavorando per tante aziende, un abito sartoriale ha differenze che si notano. E per quanto a me piaccia vestire sportivo, quando indosso un abito sartoriale lo percepisco, so che non passo inosservato. Ti distingue». Quali sono le divise estetiche di Massimo Gradini, i tessuti e gli accessori preferiti, o le cose che non farebbe mai?

 

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