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Nel blu
dipinto di blu
La cabina armadio del milanese Maurizio Dallocchio è un’ode ai colori del mare, con un tocco urbano. Tutto è fatto a Napoli e meticolosamente catalogato
DI Alessandro Botré - FOTO DI Stefano Triulzi

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Gli armadi per il cambio stagione, ovvero quelli che attualmente occupano i capi dell’autunno-inverno, hanno dei fogli di carta appesi all’interno, ognuno con lo schizzo della disposizione degli abiti suddivisa per quadranti, per sapere esattamente dove tutto si trova senza andare a «sfogliare» gli appendiabiti. Per esempio, si viene colpiti da indicazioni come: «Giacche più abiti big». Da questo dettaglio si evince l’approccio del milanese Maurizio Dallocchio alla vita. Gli chiedo dunque l’esatto significato di queste segnalazioni: «Correndo ogni anno la maratona, sono soggetto a variazioni di peso e dunque ho abiti di tre taglie diverse: 49, 50 e qualche 51. Prima di una gara, nella fase di allenamento, sono fra 48 e 49, dunque più magro. In primavera sono una 50». Ma non è tutto.

 

Si notano anche dei bollini colorati incollati sugli appendiabiti, che nel codice di Dallocchio hanno un significato ben preciso, giusto per ulteriore sicurezza: «Il giallo identifica un abito tendenzialmente stretto», spiega, «l’azzurro largo, il rosso molto largo, per quando ho voglia di indossare qualcosa di più morbido. Poi è anche indicato l’anno dell’abito». I colori scelti per i bollini sono casuali. Il tempio, invece, che custodisce gli abiti della stagione corrente è l’enorme cabina armadio, fatta confezionare da un mobiliere di Giussano. Uno degli arguti accorgimenti sono delle ante a slitta che fuoriescono da una delle pareti per sfruttare al meglio gli spazi. Quasi tutte le decine e decine di abiti e di soprabiti sono Attolini, ma c’è anche qualcosa di Kiton. Racconta Dallocchio: «Vado a ordinare gli abiti qui a Milano nel negozio di Gianni Modica, vecchio direttore di Bardelli, in via Santo Spirito. Ormai in Attolini hanno le mie varie misure e ordino i capi in base alla taglia che mi serve». Un colore spadroneggia: il blu. Professore di finanza aziendale all’università Bocconi di Milano, dove ha iniziato a insegnare nel 1981, Maurizio Dallocchio ha lavorato anche a Londra e New York e ha fondato la China Europe international business school a Shanghai. «Sovente dopo la lezione capita che degli studenti mi vengano a fare domande sul mio abbigliamento, e allora mi intrattengo volentieri e ciò mi dà soddisfazione», rivela. «A loro spiego che ogni tipo di lavoro ha un codice che deve essere rispettato».

 

 

 

 

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Tutte le maniche destre delle sue giacche hanno un bottone slacciato, mentre sulla sinistra i bottoni slacciati sono due, per fare più spazio all’orologio, che cambia con frequenza: A. Lange & Söhne, Audemars Piguet, Breguet, Iwc, Minerva, Patek Philippe o Rolex. Il suo preferito è il Daytona. Altro dettaglio, ogni taschino delle giacche ha il suo fazzoletto bianco già infilato. Quasi tutti i capi sono abiti due pezzi, solo qualche giacca. Dallocchio se decide di associare un gilet, lo porta in maglia di lana anche per dare un tocco sportivo ad abiti scuri. I pantaloni, che sono di linea più asciutta rispetto alle giacche, hanno un risvolto di ben cinque centimetri. Poi ci sono tutti i cappotti, dove appunto domina Attolini a parte un loden, un Eddy Monetti, un Doriani. Tutti i capispalla hanno la manica a mappina, per un fattore estetico ma anche per garantire l’agilità di movimento che richiede l’attività didattica in università.

 

Cappotto spigato con la particolarità della tasca inferiore interna in seta.

Cappotto spigato con la particolarità della tasca inferiore interna in seta.

Il tessuto che ama più di tutti è la lana quattro stagioni. Poi c’è un locale al quale è particolarmente affezionato: la palestra-scarpiera. In un armadio ci sono le decine di calzature, quasi tutte identiche: francesine nere o scamosciate marroni, tre soli stivaletti derby. A parte qualche Santoni, Church’s, Doriani, sono tutte Edward Green quelle della quotidianità. Comodissime, molte hanno 15-20 anni e sono come nuove, avendole fatte risuolare nel tempo. In settimana la scarpa è sempre nera: il camoscio Maurizio lo calza solo il venerdì, magari in periodi meno intensi o se non ha attività didattica, e nel fine settimana. Abbinate, calze prevalentemente blu a righe, solo qualcuna grigia. La giacca è sempre indosso: senza capospalla o con un giubbotto, e ne ha tanti e belli soprattutto in pelle, lo troverete solamente una decina di giorni all’anno. Ovvero quando fa caldissimo e tendenzialmente al mare o in montagna. Non foss’altro per portarsi dietro tutti i vari effetti che la modernità richiede. In mare e in montagna quindi come declina il suo stile? «Il pantalone è taglio cinque tasche, comodità pura, ho sempre camicie button down prevalentemente bianche ma non solo, anzi questo è un periodo in cui amo anche il blu o lo scuro, e sempre una giacca scanzonata.

 

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