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Tutto
a suo tempo
Semplicità, equilibrio, concretezza e autenticità. Sono questi i valori su cui Umberto Verga ha costruito, con disinvoltura, la sua estetica
DI Alessandro Botré - FOTO DI Stefano Triulzi

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Tempo medio di lettura: 6'

Tra coloro che si vestono bene bisogna distinguere chi lo fa perché l’abbigliamento è una ragione di vita, ossia un fine, da chi lo fa e basta perché ha troppe altre cose a cui pensare. A quest’ultima categoria appartiene Umberto Verga. Titolare della storica orologeria milanese Luigi Verga, di cui rappresenta la terza generazione; golfista e velista, Umberto vive il vestire semplicemente come ciò che esso è: un linguaggio. Lo parla correntemente, sfruttandolo come un vento a seconda che sia in negozio, a passeggio o al mare. Ma naturalmente è anche un piacere, altrimenti non potrebbe vantare il guardaroba che ha: pur non marcatamente elaborato, complesso o ricercato, non vi manca nulla di ciò che occorre per non essere mai fuori luogo, ed è indubbiamente di buon gusto. Il suo proprietario sembra confermare la mia impressione: «Per me l’eleganza sta nella semplicità e nell’equilibrio, la qualità nella concretezza, la bellezza nell’autenticità. Chiaramente la passione non può mancare e nel mio caso è scaturita dall’osservare mio padre Valerio, che considero un uomo molto elegante». Un’attenzione al bello che Umberto ha saputo trasmettere con l’esempio anche ai suoi tre figli, in particolare a Federico. Ma non ha seguito un criterio specifico per la costruzione degli armadi, bensì si è limitato a introdurre, nel tempo, nuovi abiti che si adattassero al passare degli anni. Andando a plasmare uno stile che lui stesso definisce «classico con un pizzico di fantasia». 

 

 

Tra la sua funzionale cabina armadio ci si destreggia tra numerose giacche e abiti tra l’estivo e l’invernale, che come spesso accade presenta i capi più interessanti. Non può mancare, da buon milanese che frequenta spesso la montagna, una giacca tirolese, nel suo caso di Schneider’s. Spazia molto: i suoi abiti sono realizzati da Lino Ieluzzi di Al Bazar, da Lardini, da un sarto di Treviso che viene a fare le prove a Milano, da un sarto milanese e da Ciro Pistarino, sempre della metropoli lombarda. Alterna gli abiti agli spezzati, dipende dai giorni. La giacca blu è la sua passione, come anche il tessuto Solaro. In negozio durante la settimana tenderà naturalmente a capi più formali, mentre al sabato spesso è anche senza cravatta o comunque più sportivo. Questo per non porsi in condizione di superiorità rispetto a un ipotetico cliente vestito sportivamente, dato che si tratta appunto del fine settimana. Giusto per rimarcare il fatto che l’abbigliamento è un linguaggio. 

 

 

 

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Le camicie, sempre prevalentemente di Al Bazar, sono bianche, azzurre o a righe, e ogni tipologia trova riparo nel cassetto dedicato. I pantaloni per gli spezzati sono suddivisi tra formali e sportivi. Fazzoletti da taschino e pochette sono per Umberto un dettaglio fondamentale: se non ne infila uno nel taschino della giacca non si sente vestito. Niente fazzoletti o cache-col invece. I maglioni, accanto alle polo, sono suddivisi tra quelli pesanti e quelli leggeri in cashmere, tra cui i celebri «biscotti» di Drumohr. Le cravatte sono suddivise tra le Hermès e tutto il resto. D’altronde, come puntualizza Umberto, «con un pantalone grigio, una giacca blu, una camicia a righe e una cravatta a fantasia cashmere o Hermès puoi andare dappertutto. L’importante è decidere al momento della vestizione. Mia moglie si domanda come possa alzarmi ogni mattina dieci minuti prima apposta per scegliere con cura cosa indossare. Ma non si possono preparare gli abiti alla sera per la mattina successiva. Come faccio a sapere che umore avrò, che tempo ci sarà, che cosa sentirò?»

 

 

 

Come dargli torto? Soprattutto per uno come lui che avrebbe voluto vivere gli anni 30. Gli unici copricapo che indossa sono le coppole, rigorosamente colorate dalla linea dritta tipo equitazione, acquistate nel negozio Animal House di Milano. Tra le scarpe, piuttosto numerose, troviamo vecchie Allen Edmonds, che durano una vita, e Church’s, poi sempre quelle fatte confezionare da Al Bazar, mocassini doppia fibbia Loro Piana e mocassini Santoni. Pochi e selezionati i cappotti, dove spiccano un doppiopetto in velluto di cashmere beige di Al Bazar, un Massimo Alba, un Sartorio double face e il classico vecchio Loro Piana blu marina. Memore dei tempi in cui scorrazzava in Harley Davidson, sono numerosi i giubbotti di pelle, ormai usucapiti dai tre figli. 

 

«Sono un accumulatore», puntualizza lui. E qual è invece il suo punto di vista su Milano, sull’Italia, sull’Europa e sul mondo, dato che dalla sua vetrina in centro a Milano vede sfilare ogni giorno praticamente tutto il globo? 

 

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