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Cento
di questi saloni
Se da un lato pesa il calo dell’export, dall’altro si respira la voglia di novità e si riafferma l’importanza del settore. Il meglio dell’edizione numero 100 di Baselworld
DI Alberto Gerosa

apertura

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Gli organizzatori di Baselworld avrebbero sicuramente preferito ammannire statistiche più lusinghiere agli ospiti della conferenza  stampa che prelude all’apertura del Salone (23-30 marzo). Anche perché quest’anno ricorre il centenario dell’istituzione della Mustermesse, la fiera campionaria nata inizialmente per presentare i prodotti dell’operosità svizzera in tutti i settori, dove nel corso dei decenni le forme di Emmental e il cioccolato hanno lasciato spazio agli orologi. L’eloquenza senza preamboli dei numeri la dice lunga sulla situazione: il 2016 ha registrato un ulteriore, pesante calo del 9,9% nelle esportazioni, dovuto in buona parte alla congiuntura internazionale e a un franco svizzero ancora troppo forte per incentivare il commercio estero.

 

 

Le conseguenze per la fiera si sono tradotte in una flessione pari a 200 espositori, tra i quali sinceramente abbiamo sentito la mancanza solo di Ulysse Nardin e Girard-Perregaux, entrambi transfughi verso il Salone ginevrino di gennaio, nonché della nostrana Montegrappa, che ormai manca all’appello da un paio d’anni. Nonostante simili premesse, Baselworld 2017 è stata una fiera decisamente stimolante; una di quelle kermesse che ti fanno tornare a casa con la voglia di possedere svariati orologi presentati dagli espositori (sensazione che sinceramente l’anno scorso non avevo avuto).

 

 

Tra i filoni più seguiti dai produttori risulta quello del viaggio, con innumerevoli proposte di segnatempo dotati di complicazioni Gmt, secondi fusi orari e ore universali (un modello di Casio è in grado di fornire l’ora di 300 città diverse…), talora forniti di borse in pelle munite di cinturini intercambiabili. Si sono visti anche parecchi orologi da tasca, da Longines a Patek Philippe, a testimonianza di un trend passatista con il quale le aziende dovranno seriamente fare i conti negli anni a venire. Coerente con tale trend è anche la presenza discreta, ma non trascurabile, nella produzione d’importanti manifatture di segnatempo muniti di automi avviluppati in scene erotiche. Proprio come avveniva nel ’700 libertino.

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