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Mille miglia
oggi, ieri, domani
Per tre giorni e 1.723 chilometri abbiamo scatenato una Bmw 328 del 1937 lungo il tracciato della più storica tra le gare storiche
DI Franz Botré - FOTO DI Alberto Novelli

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La BMW 328 del 1937 condotta da Sergio Solero, presidente di Bmw Italia e dal direttore ed editore di «Arbiter», Franz Botré.

 

Tempo medio di lettura: 7' 40''

Sono sempre stato molto scettico all’idea di partecipare alle manifestazioni di auto storiche, almeno per un paio di motivi. Il primo, ma questo è un mio personale pensiero, è che le belle macchine, così come le belle donne, mi piace ricordarle com’erano: giovani, intriganti, sexy. Come si può stare a fianco, dentro, sopra, sotto e giocare per quattro giorni con una signora di 80 anni? Ammesso e concesso di superare l’ostacolo psicologico, ne subentra uno strettamente competitivo. Vedete, per me, le Corse sono le Corse, vuol dire misurarsi in circuito o per le strade, dove il tempo e la classifica finale sono la conseguenza logica delle prove, della griglia di partenza e dell’affrontarsi sino all’ultima staccata, per chilometri e chilometri, nel minor tempo possibile. Cercando di stare davanti a tutti. Vuol dire arrivare in staccata, mettere le tue ruote nella traiettoria dell’avversario e fargli capire che tu da lì non ti sposterai. Testa bacata? Sì, può essere, ma le Corse per me sono quelle. Come lo era la Mille Miglia, prima e dopo la Seconda guerra mondiale.

 

Fatta questa premessa, quando Roberto Olivi mi chiamò per condividere il volante di una Bmw 328 del 1937 con Sergio Solero per la novantesima edizione della Mille Miglia, ci ho pensato un bel secondo prima di rispondere: «Sì! Quando?». Eppure quel week-end era già programmato da mia moglie, Antonella, per viverlo a Parigi: venerdì sera, prima di posare la valigia a Le Meurice, un salto lì vicino, da Caviar Kaspia; sabato a zonzo per mostre, shopping, poi alla sera, fare pace con la cucina francese, ritrovando gli antichi e veri sapori d’Oltre alpe chez Allard. Tutto questo… svanito in un secondo. Ho preferito sfidare me stesso, le mie idee, i miei preconcetti. Ho preferito portare a zonzo per mezza Italia con Sergio una vecchietta rossa, pimpante e arrapata, oggi come allora. Ho preferito i profumi degli scarichi dei cavalli vapore e dei cornetti di aspirazione dei carburatori, al pâté en croûte d’Arnaud Nicolas e ai croissant di Fauchon. La libertà e il piacere che mi dà il guidare (esattamente quanto le immersioni!) viene poco prima dell’amore per viaggiare, lavorare, bere, mangiare, leggere, fumare sigari. Devo ammettere che, alla fine, l’esperienza vissuta alla Mille Miglia è unica e vale, credetemi, la pena, almeno per tre buoni motivi: la gente, i luoghi e il guidare.

 

 Una Bmw 328 Spider MM del 1939 attraversa Rovato. Al volante Hendrik von Kuenheim, con accanto Carl Christian Jancke. Alle loro spalle, una Bmw Serie 6 dello staff della Casa di Monaco di Baviera, che ha schierato sei storiche 328 alla Mille Miglia 2017.


Una Bmw 328 Spider MM del 1939 attraversa Rovato. Al volante Hendrik von Kuenheim, con accanto Carl Christian Jancke. Alle loro spalle, una Bmw Serie 6 dello staff della Casa di Monaco di Baviera, che ha schierato sei storiche 328 alla Mille Miglia 2017.

 

La gente è unica, splendida. Ritrovi l’Italia più bella, più vera, quella che vedevi in bianco e nero alla tv negli anni 60, nelle sfide tra Bartali e Coppi, con la gente assiepata davanti agli usci di casa, sui marciapiedi, nelle piazze ad applaudire, salutare, incitare, a offrirti una piadina calda piuttosto che un bicchiere di buon vino, mentre allungano la mano per battere un cinque. Emozionante, da magone, per chi come me ama e crede nella Patria. Luoghi bellissimi, colti, affascinanti, unici al mondo. La perfetta organizzazione ha installato, giustamente, i controlli orari, i timbri e le prove cronometrate nelle piazze più belle d’Italia. Da Brescia a Roma passando per Asolo, Padova, Ferrara, Ravenna, San Marino (un pensiero e un saluto, è andato come un lampo ai cari ragazzi di Sampa), Urbino, Gubbio.

 

La meccanica e la natura. Una Fiat 508 S Balilla Coppa Oro del 1935 sfreccia nel cuore di un’Italia da cartolina. Siamo nella campagna del Montefeltro, nelle Marche, durante il secondo giorno di gara della novantesima edizione della storica sfida della Mille Miglia.

La meccanica e la natura. Una Fiat 508 S Balilla Coppa Oro del 1935 sfreccia nel cuore di un’Italia da cartolina. Siamo nella campagna del Montefeltro, nelle Marche, durante il secondo giorno di gara della novantesima edizione della storica sfida della Mille Miglia.

Qui avevamo programmato un pit-stop, benzina, controllo dei dadoni delle ruote, olio, pipì e cambio pilota; Sergio passava navigatore, io prendevo il volante. Ripartiamo. Prima curva secca a sinistra, scalo marcia entro di seconda, giù tutto e sento Sergio che mi dice: «Ho visto un missile passare davanti e volare fuori dall’auto! Forse erano i miei occhiali da sole». Per 30 secondi disquisiamo se tornare indietro o no. Decidiamo di proseguire, avanti tutta: a Roma! Sergio aveva visto giusto, me ne accorsi arrivato a Roma. A volar via non erano stati i suoi occhiali, ma il mio iPhone! Qui, come dicevo, ritrovi la bella e vera Italia, quella della gente, onesta e laboriosa. Non so chi ringraziare, resta il fatto che qualcuno l’ha visto, l’ha raccolto e lo ha consegnato alla pattuglia della Polizia Stradale, agenti Martina e Cavallo che chiudevano la carovana organizzativa.

 

Continuammo a guidare come diciottenni verso Perugia, Terni, Rieti e Roma. Arrivati nella Città Eterna ci siamo persi sotto un diluvio universale. Ho rimpianto la mia maschera graduata da sub!

 

L’arrivo a Roma sotto il diluvio, tra passato (328 MM) e presente (la Serie 6 del team).

L’arrivo a Roma sotto il diluvio, tra passato (328 MM) e presente (la Serie 6 del team).

 

Ripartiamo da Roma, sempre sotto la pioggia, con meta Parma, tra paesaggi che sembrano dipinti, Ronciglione, Viterbo, Radicofani, Siena, Monteriggioni, San Miniato, Montecatini e poi su, sotto la pioggia, verso l’Abetone, passando dinnanzi agli amici del Dynamo Camp a San Marcello Pistoiese, per poi salire ancora più su, verso il passo, passando dalla pioggia al sole, dai 24 gradi ai 9 dell’Abetone, per poi scendere a Pavullo, Modena, Reggio Emilia sino a Parma.

 

Momento esclusivo, come sempre dopo ogni tappa, è la consegna delle chiavi e della vettura nelle mani dei «ragazzi» del Bmw Group Classic, professionisti dell’assistenza delle automobili della casa di Monaco, sempre pronti ad accudire e soddisfare le esigenze e le richieste d’intervento in ogni momento nelle lunghe giornate di competizione. Altra occasione magica era quella della cena, quando tutti si siedono con le gambe sotto al tavolo, meccanici, staff del team, piloti e ingegneri. Sono quei momenti unici, veri, in cui si abbattono tutte le barriere, accomunati dalla passione, dalla stanchezza, dal cameratismo, dalla voglia di condividere, di raccontare le proprie esperienze della giornata, dinnanzi a profumate nuvole di culatello o sublimi schegge di Parmigiana, sorseggiando dell’ottimo Lambrusco. Poi come per incanto tutto svanisce: via in branda a riposare le provate membra.

 

Solero, Botré, la 328 e l’efficientissimo staff dell’assistenza Bmw Classic  a gara conclusa.

Solero, Botré, la 328 e l’efficientissimo staff dell’assistenza Bmw Classic.

 

L’ultima tappa, da Parma a Brescia, si fa come fossero i 100 metri, tutta d’un fiato, da Busseto a Canneto sull’Oglio, puntando poi su Mantova, quindi a nord verso Guidizzolo, Montichiari, sino alla base dell’Aeronautica Militare di Ghedi. Qui abbiamo avuto l’onore di entrare nella base e di poter fare 6 prove cronometrate tra i bellissimi Tornado del 6° stormo. Poi via scortati da abilissimi e capaci motociclisti della Polizia Stradale. Devo ammettere che il lavoro svolto nei quattro giorni è unico, bravi veri! Giunti a Rovato e Ospitaletto siamo stati accolti da una folla di appassionati, lo capisci guardando negli occhi i bambini, gli anziani, che il valore della Mille Miglia qui è di casa.

 

Terza e ultima considerazione riguarda il condurre una vettura del 1937, che ha un motore di 1971 cc, che sviluppa 80 cavalli a 4.500 giri, con un peso di 780 kg, un cambio a 4 rapporti (terza e quarta sincronizzate) con una velocità, dichiarata, di ben 155 km/h. 

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