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People
of Montana
Smartphone, faccia tosta, e la voglia di far vivere il personaggio di un romanzo ambientato nel Grande Nord americano. In un’avventura on-the-road
DI Fredi Marcarini - FOTO DI Ben Bradford

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Tempo medio di lettura: 2' 15''

Anni fa ho letto un thriller di Douglas Kennedy, «The Big Picture». Racconta la storia di un avvocato che dopo varie vicissitudini decide di scomparire per rifarsi una nuova vita: cambia nome, Stato (da New York al lontano e solitario Montana), e si mette a inseguire il suo sogno di gioventù, ossia fare il fotografo, partendo da zero. Trascorre la giornata spostandosi da vero solitario in territorio a lui sconosciuto, lungo strade che sembrano finire nel niente, e fotografa qua e là persone comuni. Le foto vengono poi viste da un giornalista locale, e vengono pubblicate a puntate nella rubrica di un quotidiano locale, intitolata «People of Montana». La storia fin da subito mi aveva affascinato. Fuga e rinascita, e realizzazione di un sogno impossibile, è la fantasia della quasi totalità della gente. Quando per un lavoro sono stato inviato nel Montana, ancor prima di partire ho subito pensato di realizzare, nel tempo libero, le foto di questo personaggio immaginario, per renderle reali. Dare forma a una fantasia. Mettere alla prova il racconto, farlo mio, farlo diventare un nuovo racconto. A differenza del romanzo ho scattato le foto con lo smartphone invece che con una fotocamera professionale, e a colori invece che in bianco e nero.

 

La raccolta completa di questo lavoro è composta da una cinquantina di fotografie, realizzate in tre giorni. Non è stato difficile. Anzi, l’idea di usare il telefono è stata vincente: le persone si fidano subito, perchè sono abituate a usare in questo modo il loro cellulare tutti i giorni, e non sono intimidite, come lo sarebbero invece (e lo sono sempre) quando si trovano di fronte a quella cosa grossa e nera che si tiene con due mani e che nasconde la faccia del fotografo. L’intera operazione dura qualche secondo, mentre si chiacchiera e si sorride, e la spontaneità è assicurata. Mi fermo, chiedo a un passante un’informazione; mi basta un colpo d’occhio e a bruciapelo gli faccio un complimento sul suo aspetto, su un capo di vestiario, e butto lì casualmente la frase: «Aspetta, DEVO farti una foto con questo cappello, ti sta benissimo!». Quasi mai qualcuno si tira indietro, anzi tanti sono lusingati e compiaciuti.

 

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