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Body scanner
a noi due
Il rilievo digitale delle misure corporee, una barathea d’alta qualità, un abito su misura realizzato senza incontrare mai il cliente. Marco Gallo e Valentino Ricci hanno accettato la sfida di Arbiter: mano e materia alla prova delle nuove tecnologie
DI Mattia schieppati - FOTO DI marco siracusano / aka studio collective

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Tempo medio di lettura: 3' 50''

Un’anticipazione del futuro. Oppure, la conferma che le macchine, con tutta la loro intelligenza artificiale, devono fare ancora un po’ di strada prima di raggiungere gli standard di qualità che contraddistingue l’eccellenza dei mestieri d’arte. Il mestiere d’arte in questione è quello del sarto; il contesto in cui è andato in scena questo confronto tra passato, presente e futuro è la lounge all’interno della Fortezza da Basso, a Firenze, che come da tradizione ha segnato la presenza di Arbiter a Pitti Immagine Uomo. È in questo spazio, trasformato in un’inedita passerella da sfilata, che si è portata «in giudizio» una sfida cui abbiamo lavorato negli ultimi tre mesi. Abbiamo messo alla prova un body scanner ideato e realizzato per «automatizzare» le misure sartoriali dalla start-up Lorica. Il nostro Arbiter elegantiarum, l’avvocato Giancarlo Maresca, si è prestato a far da cavia, sottoponendosi a una seduta di misurazione digitale lunga e approfondita, che ha consentito alla macchina di rilevare un centinaio di parametri corporei del soggetto, traducendoli in misure da cartamodello. Quindi, abbiamo affidato a due maestri che con coraggio e curiosità hanno accettato di partecipare a questa iniziativa, Valentino Ricci della sartoria Sciamat e Marco Gallo della sartoria Gallo, due tagli di barathea messi a disposizione di Vitale Barberis Canonico.

 

Ascolta l’intervista di Franz Botré su Radio Monte Carlo

 

 

 

Ciascuno dei due sarti aveva il compito di realizzare un abito su misura basandosi unicamente sui rilievi effettuati dalla macchina. Niente incontri con il soggetto-cliente, niente misurazioni live, niente prima né tantomeno seconda prova. Tribunale, appunto, la lounge Arbiter a Pitti, dove con grande nonchalance Giancarlo Maresca ha sfilato indossando i due capi, commentandoli insieme ai presenti e ai sarti. «Mi è piaciuta da subito l’idea di mettere la tecnologia alla prova del concetto di mente-mano-materia, vedere come potessero interagire la capacità dell’artigiano e gli algoritmi di uno scanner. Per fare un abito un sarto usa 12, 15 misure; lo scanner ne può rilevare fino a 3mila. La domanda è: la tecnologia porta valore aggiunto a questo mestiere?

 

 

sciamat

Un collo alto e aderente rappresenta l’orgoglio e un punto di forza della sartoria Sciamat. In un primo momento sembrava che non funzionasse, ma è bastato che la giacca si assestasse. Valentino Ricci, fondatore e ideologo di Sciamat, con la consueta franchezza illustra i problemi che ha avuto nel dare al giro l’assetto voluto senza poter provare la giacca. Maresca, orgoglioso delle sue proporzioni non esattamente apollinee, spiega i vantaggi dei pantaloni dai volumi ampi e con una vita alta, in questo caso decisamente superiore alla media.

 

 

Può essere uno strumento per dare un futuro nuovo, o diverso, alle nostre imprese sartoriali, che si trovano ogni giorno a lottare con un mercato sempre più ampio, dove i clienti sono a Tokyo, a Singapore, a Mosca, a Dubai?».

 

gallo

La sartoria Gallo per i davanti utilizza la pince lunga alla napoletana, ma rovesciata, ovvero con la parte anteriore sovrapposta alla posteriore e non viceversa. Marco Gallo mostra come un piccolo cambiamento nel profilo o nelle dimensioni della spalla determini un cambio di impostazione, anzi di espressione e intenzione della giacca. Un buon abito parla a chi lo guarda e gratifica chi lo porta. Evidenziando garbo di vita e forme di petto, Gallo spiega come il sarto crei comodità all’interno e significati all’esterno.

 

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