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Il cuore
oltre l'ostacolo
Il concorso ippico di Piazza di Siena torna agli antichi splendori. Una sfida sul filo dei centesimi dove l’eleganza del gesto atletico sposa un contesto d’eccezione. E il tempo è protagonista
DI Luca Liguori - FOTO DI Ugo Zamborlini

Steve-Guerdat

Tempo medio di lettura: 2' 20''

Non occorre attraversare la Manica per respirare l’aria vittoriana del celebre ippodromo del Berkshire che ospita ogni anno, a giugno, il Royal Ascot. E neppure raggiungere Oltralpe il Bois de Boulogne, nel cuore della Ville Lumière, dove sorge l’ippodromo parigino di Longchamp (celebre per il suo Grand Prix Arco di Trionfo) per ritrovare la magica atmosfera di quel primo concorso ippico del 1863, quando tra gli spettatori sedeva anche Napoleone III. Lo scriba ha avuto la fortuna di assistere in passato a entrambi questi appuntamenti sportivo-mondani. L’uno e l’altro un coacervo di tradizione, classe ed estrema eleganza.

 

 

 

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Un binomio al salto dell’ostacolo Rolex. La Maison ginevrina, in occasione dell’86esima edizione dell’evento, ha annunciato l’avvio della partnership con lo Csio di Roma Piazza di Siena, che entra a far parte del calendario degli eventi sportivi Rolex.

 

Quello francese, più in sintonia forse col nostro spirito e le nostre tradizioni europee. Quello di Ascot, davvero unico e ineguagliabile: vuoi per la secolare tradizione equestre inglese, militare e civile, vuoi per quel naturale e misterioso afflato uomo-cavallo radicato fin dall’infanzia in ogni suddito britannico. Basta assistere all’annuale Royal Ascot per convincersene. È l’evento più atteso da tutti gli inglesi, o per meglio dire da una certa categoria di inglesi. Quelli che possono permettersi un titolo onorifico, un tight, un cappello a cilindro, un abito lungo di seta e uno di quei deliziosi e variopinti copricapi tanto amati anche da Queen Betta. Ancora oggi, malgrado l’età, per rilassarsi continua a cavalcare con stile impeccabile nell’immenso parco del Castello di Windsor, lontana dall’etichetta e dai doveri di corte. «I cavalli non riconoscono il sangue blu», dichiarò un giorno l’augusta amazzone, «non fanno distinzioni, regalano calore e benessere indistintamente e mi permettono di essere un’altra persona». Non riconoscono il sangue blu, vero, ma ammantano con il loro fascino tutto quel che li circonda. Ma i tempi cambiano. In meglio? In peggio?

 

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Lorenzo De Luca (in sella), Marco Di Paola, Giovanni Malagò e Gian Riccardo Marini durante la premiazione del Rolex Gran Premio Roma.

 

 

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