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In Patek
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A New York la Maison di Ginevra ha organizzato la quarta edizione della mostra, di 450 rari pezzi, che corona il legame con gli Usa
DI Giordano Bruno

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Tempo medio di lettura: 6' 45''

Solamente 63 anni separano la nascita degli Stati Uniti d’America, nel 1776, da quella della manifattura orologiera Patek Philippe, datata 1839. Entrambe, dalla loro data di costituzione, sono cambiate molto: per esempio, in origine la Maison di Ginevra si chiamava società Patek, Czapek & Cie, istituita da Antoine Norbert de Patek e François Czapek. Solo nel 1845 arrivò Jean-Adrien Philippe e venne fondata la società Patek & Cie, che assumerà nel tempo diverse denominazioni sino all’attuale Patek Philippe Sa Geneve. Nel frattempo l’Unione americana avanzava, purtroppo a spese dei nativi, i cosiddetti pellerossa che invece andrebbero chiamati a pieno titolo «americani». Ma gli scontri con le tribù indigene non erano gli unici: si preparava la sanguinosa guerra di secessione degli anni 60, che vide nel 1865 la sconfitta dei Confederati del Sud, quelli a favore della schiavitù.

 

Le Nazioni, si sa, non sono mai state edificate con le buone maniere. Invece il legame della Manifattura con il Nuovo Mondo, a quel tempo, era già saldo: desideroso di costruirsi una clientela internazionale, Antoine Norbert de Patek guardava con interesse al promettente mercato sulla sponda opposta dell’Atlantico, e già dal 1847 i suoi orologi erano venduti in America da una gioielleria di nome Tiffany, Young & Ellis. Nel 1851 le due società strinsero una collaborazione formale destinata a durare fino ai giorni nostri. Due anni dopo, nel 1853, a New York si inaugurò un’esposizione mondiale, a cui partecipò anche Patek Philippe, e l’anno successivo il quarantaduenne Norbert intraprese un viaggio, molto impegnativo per l’epoca, attraverso New York, Boston, Philadelphia, Washington, New Orleans, St. Louis e Chicago: rientrò in Europa esausto, ma con un ordine di ben 150 pezzi per Tiffany. Bisognava aver chiaro questo retroterra storico per affrontare con il giusto spirito la mostra di Patek Philippe The art of watches grand exhibition, che si è tenuta nel sontuoso palazzo Cipriani di Nuova York. Oltre 450 pezzi tra storici e nuovi, tre mesi di lavoro per allestirla, 11 giorni di durata, dal 13 al 23 luglio. Si tratta della quarta edizione, dopo Dubai 2012, Monaco 2013 e Londra 2014.

 

 

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Modello di Calatrava in edizione speciale di 10 pezzi, con cassa in oro bianco da 38,6 mm e movimento automatico calibro 240: Jazz mostra la silhouette di un pianista del locale Blue Note di New York, il ritratto di una cantante jazz e le prime note della canzone «Petite Fleur» di Sidney Bechet dipinti su smalto. Completano il disegno tre piccoli fiori e lo skyline di Manhattan. Questi e tanti altri modelli erano esposti nella Napoleon room, dedicata alle edizioni speciali per il mercato americano: una delle 10 stanze tematiche della mostra «The art of watches grand exhibition».

 

Come un fiore che dopo anni di misterioso lavoro di energie dà il meglio di sé per 11 giorni. Arbiter ha avuto la possibilità, grazie a un invito della Manifattura, di contemplare questa rara creatura. Due piani di esibizione, dove si susseguono dieci stanze tematiche che riproducono gli ambienti autentici della storica sede di Patek Philippe di Ginevra. È un’ode di Patek Philippe alla storia americana, la quale viene narrata attraverso l’artigianalità dei maestri della Maison sui quadranti e sui fondelli di decine di segnatempo, presentati in esclusiva e rivolti al mercato nordamericano. Anzi, al «crazy american market», come lo ha definito Larry Pettinelli, direttore Patek Philippe Usa: un mercato che nei gusti è filoeuropeo ma in continuo mutamento. Da qualche tempo gli Stati costieri, circa cinque anni avanti rispetto a quelli interni, ricercano anche orologi e lavorazioni particolari come gli smaltati. Ecco allora che troviamo le emozionanti serie limitate dedicate al Nuovo Mondo, rare artigianalità da tasca, da polso o da tavola, spesso pezzi unici: i cercatori d’oro del West in smalto cloisonné, una serie di tasca con illustrata la Yosemite Valley, Pittsburgh, il Grand Canyon, un pellerossa, l’aquila calva, simbolo degli States, un cowboy in sella al suo destriero oppure l’allunaggio del 1969.

 

E ancora nove edizioni speciali create appositamente per l’evento, tra cui la Referenza 5531, ripetizione minuti e ore del mondo sul cui quadrante è raffigurato lo skyline di Manhattan decorato con smalto cloisonné. La stanza dove è stato ricreato il museo Patek Philippe di Ginevra conta oltre 100 pezzi: è la prima volta che così tanti oggetti escono dal museo. Tra questi, il primo orologio da polso svizzero, del 1868, e il prototipo originale del calibro 89, alla sua prima apparizione fuori Ginevra. Quindi, per gli appassionati di storia, si è rivelata eccezionale la Us Historic Room, che conta ben 26 pezzi tra cui supercomplicati da tasca realizzati da Patek Philippe tra il 1900 e il 1950 per due celebri collezionisti: James Ward Packard, fondatore dell’omonimo marchio automobilistico, e Henry Graves Junior, celebre banchiere.

 

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Un alto modello di Calatrava in edizione speciale di 10 pezzi, con cassa in oro bianco da 38,6 mm e movimento automatico calibro 240Rodeo e Jazz. Il cowboy in sella al suo destriero nel Rodeo è stato realizzato con la tecnica della tarsia lignea, utilizzando 318 pezzi e 40 inserti di cui alcuni microscopici, ricavati da oltre 20 diversi legni naturali o pitturati.

Ci sono poi gli orologi appartenuti a Henry Clay Frick, imprenditore siderurgico la cui collezione di opere d’arte si può ammirare al Frick Museum di New York, al distillatore di whisky Jasper Newton «Jack» Daniel, al generale George S. Patton, al giocatore di baseball Joe Di Maggio, o il segnatempo da tavola al quarzo di John F. Kennedy, consegnatogli il giorno successivo al famoso discorso di Berlino del 26 giugno 1963. Come si è visto, la storia di Patek si è costantemente intrecciata con quella degli Usa. Attualmente l’azienda vanta il proprio distaccamento newyorkese nella Henri Stern Watch Agency, dotata di un avveniristico laboratorio dove lavorano 24 orologiai. Qui ha sede anche il Patek Philippe Institut, scuola di orologeria analoga a quella primigenia di Shanghai, nata per preparare il loro stesso personale a fronteggiare ogni possibile riparazione: sei studenti affrontano un corso gratuito di due anni, per poi dare un esame a Ginevra. La Maison, che dal 1932 appartiene alla famiglia Stern, deve tanto all’America, e viceversa.

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