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Tutti gli uomini
del Pitti
Giglio magico in bilico, bipolarità Firenze-Milano, finanziamenti governativi e girandola di poltrone in vista. Intorno alla Fortezza da Basso si manovra al riassetto dei poteri lungo la filiera della moda maschile. Mentre, dentro, va in scena un ritorno alla normalità
DI Niccolò Macchia

Pitti-Uomo-

Tempo medio di lettura: 5' 25''

Pitti Immagine Uomo, giunto all’edizione 93, conferma la propria leadership a livello internazionale con la forza di 1.231 marchi presenti in Fortezza da Basso (44% dei quali stranieri) e con il consueto programma di eventi invero non roboanti, come la città di Firenze meriterebbe. Appuntamenti di nicchia, diciamo così. Ma il segreto di un successo nato nel 1951 in riva d’Arno, sviluppatosi tra gli anni 60 e 70, consolidatosi nell’abbigliamento maschile alla metà degli anni 80 con esperienze coraggiose (come l’origine del consorzio Classico Italia), ha trovato conferme preziose nei grandi eventi dei primi anni 90, come nella ricerca delle novità di centinaia di piccole e medie imprese che altrove non avrebbero trovato una propria capacità di rappresentanza. È un dato di fatto incontrovertibile: mentre a Milano le fiere segnano il passo nel mondo della moda (ogni griffe ha un proprio showroom e certo i calendari impediscono di essere contemporaneamente in ogni dove, sfilate incluse), Firenze celebra il proprio unicum di 60mila metri quadri all’interno dei quali per tre giorni, due volte l’anno, si incontra l’universo mondo.

 

Si potrà obiettare sulle performance di blogger e selfisti a caccia di uno pseudo vip per poter dire agli amici «io c’ero», sul futuro di influencer che assaggiano finalmente la mannaia di una tassazione internazionale (com’è naturale che sia, nel rispetto paritetico di regole che già le imprese rispettano ma che gli stessi colossi del web aggirano). Ma non si potrà negare che, in attesa che i millennials facciano un po’ di soldi per potersi comprare abiti di qualità (senza attingere ai denari di papà), un vento nuovo soffi finalmente sulla moda uomo: il ritorno alla normalità. Ingrediente primo dell’eleganza.

 

Ma mentre gli operatori gireranno vorticosamente all’interno della fiera maschile (questo in definitiva è Pitti), altre e più complesse partite si giocheranno all’ombra del Cupolone. A iniziare da quella per la presidenza del Centro di Firenze per la Moda Italiana, con Andrea Cavicchi in scadenza a stretto giro. Per i non addetti ai lavori, il Centro Moda è la più antica e vegeta istituzione nazionale del settore. È la holding a capo della gioiosa macchina da guerra chiamata Pitti. Lì partono e si sublimano partite politiche e strategiche che non risparmiano dosi di fiele. È in breve una delle poltrone più ambite, non solo a Firenze ma dal sistema tutto della moda. Se non altro, da quando a guidarla è stato un designer fiorentino d’eccellenza, repellente al compromesso, come Stefano Ricci. Prima di lui neppure si sapeva chi fosse alla guida del Centro Moda.

 

Ora tutti vogliono quella poltrona. Solo che la scadenza di Cavicchi coincide con le secche delle elezioni politiche. E nella città del Giglio magico tutto assume adesso un valore di sentenza. Non è passato inosservato infatti lo sgarbo che il ministro Carlo Calenda ha fatto alla città di Firenze quando si è trattato di concedere fondi per la promozione del made in Italy (Milano l’ha fatta da padrona in nome del «sistema», anche se con progetti non sempre di successo), così come oggi molti si interrogano sull’effettiva portata della nascitura Federazione della moda: il braccio armato confindustriale che un suo peso certo lo esercita. Ecco perché alla fine la scelta del sindaco di Firenze, Dario Nardella (alter ego di Matteo Renzi), di spingere alla presidenza di Pitti Immagine il milanese d’adozione Claudio Marenzi, è stata letta come la ricerca di un compromesso da sacrificarsi sull’asse Milano-Firenze in nome di una collaborazione tra le città annunciata da decenni e mai realizzata.

 

Così, mentre si attendono le mosse del Centro Moda, la controllata Pitti festeggia il primo anno di mandato di presidenza Marenzi (a sua volta non più alla guida di Sistema Moda Italia) dopo aver archiviato definitivamente l’esperienza del predecessore Gaetano Marzotto. È vero, i numeri di Pitti recentemente sono stati un po’ in calo, ma con questa crisi chi non lo è: il lavoro fatto dai due dioscuri del Salone, Raffaello Napoleone (ad di Pitti Immagine) e Agostino Poletto (neo promosso direttore generale) è di gran valore. È vero che il sistema Italia non è poi così robusto come il ministero dello Sviluppo economico racconta (basti pensare alle magagne di Milano nel calendario della Donna).

 

Ma è indubbio che nel risiko di poltrone che seguirà (o marcerà parallelamente) alle politiche, a Firenze sta per aprirsi una nuova e caldissima stagione di scelte. Su tutte, le ambizioni di Leonardo Bassilichi, presidente della Camera di commercio di Firenze che inaugura la ritrovata sede sui lungarni, guarda caso proprio con la conferenza stampa di apertura di Pitti Uomo. Presidente anche di Firenze Fiera, ente proprietario della Fortezza da Basso, dove sono in arrivo 70 milioni di euro di investimenti (generati dalla cessione di un immobile camerale nel centro cittadino), Bassilichi ha certamente ambizioni sia in città sia a livello nazionale. E certo gli impegni della Camera di commercio e di Firenze Fiera renderebbero assai difficoltoso un terzo incarico così importante come quello del Centro Moda.

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