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Viaggio a Los Angeles
col Panthère di Cartier
La bellezza, la semplicità, il sogno. Sono il filo conduttore di un viaggio a Los Angeles seguendo i mille volti della femminilità, narrati dal Panthère di Cartier
DI Franz Botré

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Tempo medio di lettura: 3' 50''

Passano gli anni ma le donne pantera sono le stesse, ve lo assicuro, le ho viste. Dove? Ultimamente a Los Angeles, ma basta essere un po’ meno distratti, stare un po’ meno chini sul proprio smartphone, amare la femminilità e l’eleganza per ritrovarle ovunque accanto a voi. Donne uniche, un cocktail di gioia e audacia, un mix di libertà e voglia di vivere a ritmi di feste dorate, di giorno come di notte, con la naturalezza che le contraddistingue, senza nessuno sforzo. Loro sono così. Ieri come oggi. «L’eterno femminino», questo il termine che utilizzò Goethe nel Faust per descrivere la femminilità nella sua essenza immutabile.

 

Ed eccoci, qualche secolo più tardi, a riscoprire l’immortalità di quella definizione tra la luminosità, l’energia e la suggestione di una città unica come Los Angeles. Nessuna celebrazione con lo sguardo rivolto all’indietro, al glamour del passato, nessuna nostalgia del sogno californiano degli anni 80, ma un semplice esercizio socio-culturale di pertinenza dell’essere, per ritrovare l’intramontabile valore dorato del tempo, misurato da quell’essere che più di ogni altro riesce ad andare oltre il tempo, a farsene quasi beffe. Chi, se non Cartier, poteva progettare e organizzare questa esperienza?

 

L’occasione è la presentazione mondiale del ritorno (atteso, sperato, sognato) di un’icona della Maison, il Panthère, un orologio che sembra scolpito nell’oro, creato nel 1983 da Cartier per una donna sicura di sé, mai banale, che ama e vuole indossare qualcosa di diverso, qualcosa che sia tanto un bracciale quanto un segnatempo, ma sempre e comunque un testimone dinamico della propria bellezza, eleganza, indipendenza. Con la forza della semplicità.

 

Guarda le foto del viaggio a Los Angeles sull’  account Instagram di Arbiter 

 

Come sintetizza ottimamente Cyrille Vigneron, ceo di Cartier International, «l’anima di Cartier sta nella bellezza della forma, in una forma pura e semplice. L’unione di bellezza e semplicità sono un’evocazione poetica del mondo, ma una poesia ancorata nella realtà, una poesia forte. Come le donne di ieri e quelle di oggi». È tutto qui il segreto palese del Panthère, un orologio che all’esordio della sua «prima vita» (ripetiamo, era l’inizio degli anni 80, una «golden age» irripetibile) è diventato da subito un best-seller, e anche una volta uscito di produzione, nel 2014, ha continuato ad alimentare una corsa al rialzo nelle aste. Ora torna, ridonandosi al mondo come se non si fosse mai assentato nemmeno per un giorno. Un atteggiamento molto femminile, mi viene da dire, pensando al carattere di tante lei che conosco e, per citare un altro verso celebre, «la donna è mobile, qual piuma al vento…». Per rappresentare tutta questa teatralità del carattere femminile Los Angeles è il luogo perfetto. È una città aperta, libera, mondiale, chi ci viene ha qualcosa di grande da raccontare al mondo: è la città del cinema, che significa essere la città dove si sogna, e dove – a volte – i sogni diventano realtà.

 

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l nuovo Panthère de Cartier in oro giallo; inconfondibili i numeri romani sul quadrante e la corona sormontata dal cabochon.

 

Per tradurre in forma d’arte questa sensazione di trovarsi in bilico tra sogno e realtà, tra passato e presente, Cartier si è rivolta alla regista che forse più di ogni altra ha l’intelligenza e la visione per raccontare le mille pieghe, sottigliezze e sensibilità (ma anche la forza) del mondo femminile: Sofia Coppola. Che ha realizzato per questa occasione un cortometraggio esclusivo, con protagonista Courtney Eaton, presentato nella villa di James Goldstein a Beverly Hills. 

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