Editoriale

gennaio 2017

DI Franz Botré
Franz Botré
Franz Botré
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Direttore ed editore
Tempo medio di lettura: 6' 45''

Entrando e osservando la cabina armadio di un uomo, si può scoprire un mondo. È per antonomasia l’ambiente che ospita l’alter ego di noi maschi, è il luogo dove risiedono tutti i capi e gli accessori che, nel tempo, sono stati selezionati e scelti con cura, secondo il proprio gusto, la propria cultura e storia. Tutto rigorosamente diviso e riposto ordinatamente in scaffali, pomi, grucce (mi raccomando, tutte uguali e della stessa taglia del capo che sorreggono!), scatole e cassetti. Una specie di seconda casa, abitata da un altro sé, una sorta di vita parallela. Quando ti soffermi a osservarla, ti rendi conto, senza mentire a te stesso, di chi veramente sei. Rivedi in un colpo d’occhio il tuo presente, il tuo passato, la tua storia, le tue radici.

 

Se poi cominci a tirare verso di te i cassetti, entri dentro il tuo io. Apri e vedi le tue mutande e le tue calze perfettamente allineate e coperte, ne apri un altro e ritrovi i tuoi vecchi occhiali, quelli che adori e gli ultimi, quelli con la montatura nera che metti solo quando indossi lo smoking. Per non parlare di quel piccolo cassetto, nascosto, con i sei orologi selezionati (gli altri li tieni segregati in banca) che ruotano attorno al tempo, nelle varie occasioni: due sportivi con bracciale, due sub sempre pronti a partire e due eleganti per la sera, con il cinturino rigorosamente nero. E poi, e poi c’è il cassetto, quello piccolo, là in fondo all’armadio, quello degli «scheletri». Il mio, vi confesso, è veramente piccolo piccolo, ci sta a malapena una fede, rispetto a molti grandi uomini, che per nascondere tutti gli scheletri avrebbero bisogno di un guardaroba intero! Lasciamo perdere, meglio chiudere le ante e andare oltre.

 

Ma la cabina armadio perfetta esiste? Certo che esiste. Dopo due anni di interviste, servizi fotografici e dopo aver analizzato 18 cabine armadio, da Milano a Parigi, da Monaco a Roma, da Aosta a Palermo, luoghi privati di uomini eleganti, eccentrici, dandy, ci siamo accorti che tutti avevano un minimo comune denominatore: il gusto, la classe e la cultura. Tanti giornali vanno a curiosare nelle case dei cosiddetti «personaggi famosi» per mostrarci come si agghindino all’ultima moda, con gran sfoggio di marchi spesso pacchiani. Noi, nella nostra serie Il guardaroba di… siamo invece andati alla ricerca della vera eccellenza.

 

Siamo partiti dall’essere, non dall’apparire. Abbiamo raccontato i guardaroba di persone, professionisti, docenti, imprenditori, ma anche tanti giovani che attraverso i propri abiti e i propri accessori testimoniano una spiccata e coltivata eleganza. Frutto di passione, ma anche di impegno. Uomini che nella quotidianità del loro abbigliamento confermano la dignità del principio per cui «l’abito fa il monaco», ovvero che quello che sei lo si comprende da come sei e come ti poni. Abbiamo quindi analizzato tutti i dati raccolti e con il nostro Elegantiarum Sub Editor, l’avvocato Giancarlo Maresca, abbiamo composto la cabina armadio ideale.

 

La via per definirla è molto semplice: basta un po’ di rigore e disciplina con se stessi, dividere spazi, capi, accessori secondo quattro registri archetipici la cui estensione comprende e soddisfa qualsiasi esigenza quotidiana o straordinaria dell’uomo. Avremo così l’uomo informale, quello formale, lo sportivo (o da viaggio) e per finire quello da cerimonia. Quindi basterà fare perno su un ventaglio di 12 tipologie di tessuti differenti e selezionati per ottenere un guardaroba pertinente alla nostra cultura e personalità e composto a regola d’arte. Difficile? Forse, ma non impossibile. Ci vogliono anni di approfondimento, di curiosità, di cura, di sensibilità e di apprendimento, lo stesso tempo che ci vuole per crescere, imparare, diventare uomo. Ma se quel che viene subito colto a colpo d’occhio è il patrimonio del mio passato e del mio presente, mi è impossibile uscire dalla mia cabina armadio senza aver aperto il cassetto forse più prezioso, quello del futuro. Lì dove sono riposte le idee, i sogni. Non posso non aprirlo.

 

Dentro c’è una Nazione unita, composta da persone educate, che amano e rispettano la Patria, le istituzioni, le regole, intrise di valori, di etica, tutte disciplinate, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Politici onesti, seri, colti, che studino, sappiano, imparino e prendano esempi da Uomini come Anton Von Kaunitz (per capire che cosa vuol dire creare una nuova città) o da Minghetti e La Marmora (magari per imparare a risanare il bilancio dello stato in 10 anni), che sappiano abbigliarsi in modo rispettoso, ma soprattutto che sappiano e abbiano il coraggio di andare oltre. Che capiscano finalmente che il mondo non solo è cambiato ma è anzi in continua evoluzione, che non si possono più difendere le ideologie del passato solo per tutelare il «partito» o, peggio ancora, gli interessi personali, a scapito della Nazione.

 

Vale per tutti i partiti (comunque troppi), qualsiasi colore e stemma o logo essi abbiano. Che imparino e sappiano che la priorità deve essere quella di mettere al centro le esigenze del Paese, della Nazione, del popolo. Che nel mondo del lavoro così come in quello della scuola deve tornare a regnare il principio della promozione sociale basata esclusivamente sul merito e sulle capacità individuali, recuperando il senso perduto della meritocrazia. Bisogna tornare a sapere e ad affermare che esistono i diritti ma anche i doveri.

 

Che le persone tornino a essere educate, a distinguere il senso e le differenze di parole come urbanità, rispetto, libertà, democrazia da vocaboli come inciviltà, maleducazione, menefreghismo e anarchia. Alla fine, anche questa capacità di discernimento rientra nel guardaroba di ogni uomo, in quel patrimonio di valori che va conservato nel luogo più intimo e che bisogna frequentare ogni mattina prima di uscire di casa e la sera, quando si rientra. Non ci credete? Aprite il vostro guardaroba, vi dirò chi siete.

Franz Botré