A Sorrento al via SyArt con TvBoy

Fino al 13 maggio a Villa Fiorentino i migliori artisti contemporanei in mostra. All’inaugurazione, live performance dello street artist TvBoy e assegnazione del premio Arbiter

DI Andrea Bertuzzi
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Ha fatto parlare di sé soprattutto per bacio sulla bocca tra Salvini e Di Maio, apparso su un muro a Roma e poi subito cancellato dall’amministrazione. Ma la sua opera, durata talmente poco da essere degna di entrare nel Guinness dei primati, ha fatto ugualmente il giro del mondo. Si chiama TvBoy ed è uno street artist, metà milanese e metà siciliano che ora vive a Barcellona. È lui che ha aperto con una live performance la seconda edizione del Sorrento Young Art Festival (SyArt), manifestazione senza fini di lucro dedicata ad artisti contemporanei indipendenti reclutati in tutto il mondo, che saranno in scena fino al 13 maggio, presso Villa Fiorentino, storica dimora che è anche sede della Fondazione Sorrento.

 

 

«Prendendo a prestito le parole del poeta francese Pierre Reverdy, mi sento un “ladro di talenti”». Esordisce così Leone Cappiello, deus ex machina dell’evento. «Nella mia vita mi sono sempre occupato di orologi per professione, ma di arte per passione. Dopo essere stato collezionista di antiquariato, una quindicina di anni fa, grazie a un amico, mi sono avvicinato all’arte contemporanea. SyArt è nato da una necessità, quella di aiutare i giovani che non hanno la fortuna di essere “agganciati” a una galleria importante o a un critico d’arte che indichi loro una via preferenziale. Ho voluto offrire un palcoscenico dove possano proporsi». L’evento, con la direzione artistica di Paolo Feroce e Rossella Savarese, segue logiche fuori dal comune, non commerciali: non è patrocinato da alcun ente, non riceve denaro dagli sponsor, non fa pagare una quota di iscrizione ai partecipanti. «Accettiamo solo partnership, per evitare imposizioni.

 

Ogni scelta è finalizzata soltanto alla promozione degli artisti». L’anno scorso, in 15 giorni, SyArt ha interessato oltre 2.200 persone, tanto che il Comune di Sorrento quest’anno ha chiesto di prolungare la manifestazione, che durerà cinque settimane. Sotto i riflettori una trentina di artisti, tra cui due giapponesi, un’iraniana, un americano. Cappiello li recluta viaggiando, ma anche su Instagram. «A metà degli anni 70 arrivò a Napoli un tale di nome Andy Warhol, su invito del gallerista Lucio Amelio, che stava cercando di rilanciare nel circuito internazionale della cultura la città, dopo aver trascorso del tempo a New York», prosegue. «Se SyArt fosse nata in quegli anni probabilmente avrei avuto la fortuna di conoscere Andy Warhol. Ma incontri speciali di questo tipo possono ripetersi anche oggi. Mi piace pensare che SyArt possa essere un trampolino di lancio per i grandi di domani. Del resto, invitando Picasso, Amelio gli confidò: “A Roma troverai il Papa, a Napoli troverai Dio”. Io dico invece: “Nell’arte, a Berlino troverete la provocazione, a New York l’esaltazione, a Sorrento la passione”. Il mio obiettivo è consentire anche a un pubblico culturalmente impreparato di affrontare il mondo dell’arte contemporanea, che negli ultimi anni è stato comunicato in modo ampolloso, quasi gotico: la gente ha paura anche solo di avvicinarsi, teme di non riuscire a comprendere».

 

 

 

 

Durante la serata inaugurale sono stati premiati, fra l’altro, i vincitori di Art Car (Francesco Cuomo) e dell’Art Watch Zenith Praemium (Monk Vince Sangiorgio), che hanno visto due i creativi interpretare rispettivamente la carrozzeria di una Range Rover Evoque e di un orologio El Primero di Zenith,edel Fata Verde Praemium, che consentirà a Emiliano Terenzi di realizzare una delle prossime copertine di Arbiter. «C’era una volta una sirena di nome Seiros (splendore). Amava nuotare nelle azzurre acque del golfo di Napoli sognando l’impossibile: salire su per le verdi colline del Vesuvio fino ad affacciarsi sul suo cratere. Una notte, durante una tempesta, approfittando della pioggia scrosciante, si arrampicò fino in cima e ne rimase tanto affascinata da non riuscire più a muoversi. Quando il temporale cessò, rimase bloccata, cominciò a disidratarsi e la mente a delirare: la sua voce sublime intonò la più bella melodia che un essere umano o una divinità avesse mai ascoltato. Il canto arrivò fino alle ninfe della verde penisola di fronte al Vesuvio, che furono mosse a compassione e decisero di salvarla donandole un paio d’ali. Trasformata in una fata, Seiros raggiunse così la verde penisola stimolando la genialità artistica e poetica di chiunque ascoltasse la sua voce. Ancora oggi continua ad affascinare…». 

 

 

È questa la storia del Fata Verde Praemium, nata dall’immaginazione di Leone Cappiello. «Un omaggio alla forza visionaria che anima ogni artista e lo rende capace di immaginare e mostrare l’essenza della realtà, di dialogare con il mistero. Si pensi ai poeti maledetti e a quegli artisti geniali (da Dino Campana a Modigliani, da Patti Smith a Steve Jobs), che hanno apportato in ambiti diversi interpretazioni fantastiche e inedite del visibile e dell’invisibile. Il Praemium, su suggestione di Elio Ferraris, ideatore e presidente emerito del Circolo degli inquieti, mette l’accento sull’essere fatato che alberga in ognuno di noi e che nel corso dei secoli ha donato all’umanità mirabili artisti che con le loro opere hanno contribuito a perfezionare il nostro spirito. Inquietudine è intesa come intelligenza esasperata, che può portare anche alla pazzia. Solo affrontando questo percorso, fatto anche di dolore, un artista può entrare in contatto con mondi paralleli, dove percepire quelle sensazioni che daranno vita, attraverso le sue mani, a un’opera d’arte».