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Montecristo Edmundo
Dantés
Una nouvelle vague del sigaro, in pieno stile Truffaut, che ha come centro espressivo principale la fumabilità
DI Marco Tonelli

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Tempo medio di lettura: 2' 30''

Sono sempre stati protagonisti al cinema. Ma anche dietro la macchina da presa. Erano o sono fumatori di sigaro Sergio Leone, Tinto Brass (quest’ultimo è un grande amante di caraibici), e Pietro Germi, appassionato invece di Toscani. Ne dimentico altri, sicuramente tanti. Spostandoci all’estero, ma senza valicare l’oceano, mi viene in mente Jean-Luc Godard. Il cineasta franco elvetico, da anni ritiratosi sul lago Lemano, è molto abitudinario. Fuma spesso una marca cubana cui molti altri aficionados ribadiscono la propria fedeltà, al grido di Partagás y nada más. Marca e uomo hanno molti punti in comune, come l’essere rivoluzionari ad esempio.

 

Se Godard è stato rivoluzionario tanto nel credo politico quanto sul lavoro, allo stesso modo Partagás è stata una delle marche che meglio di altre hanno incarnato lo sconvolgimento politico ed economico dell’isola, contraddistinto da una comunione comunista che portò la manifattura di Calle Industria a produrre ben oltre 30 marche differenti sotto lo stesso tetto. Oltre alla già citata fedeltà del regista in fatto di puros, va ribadita la fede quasi religiosa che Godard nutrì per il comunismo, ma soprattutto l’anticonformismo, anche in questo caso rivoluzionario, che ebbe rispetto alle proprie scelte artistiche.

 

Un esempio? Godard fu tra i primi a creare una connessione, da qui in poi mai più passiva, tra pubblico e girato, grazie anche al fatto che in molti casi gli attori dei suoi film si rivolgessero alla platea nel pronunciare le battute del copione. Tanta innovazione la ritroviamo anche in un altro regista, anch’egli appartenente alla nouvelle vague: François Truffaut. Fumatore di sigarette, lo si vede tuttavia assaporare un sigaro in compagnia di un altro appassionato, Alfred Hitchcock, nel docufilm, intitolato semplicemente Hitchcock/Truffaut, che riprende la chiacchierata tra questi due mostri sacri del cinema. Ricavato da un libro scritto dallo stesso regista transalpino, non è un passaggio di consegne, ma un dialogo. Uno di quelli che cambiano la prospettiva dello sguardo sul cinema, facendolo diventare visione. I sigari che i due fumano, come messo in risalto da un paio di fotogrammi, sono diversi tra loro. Mancando le fascette posso solo ipotizzare che il modulo di Truffaut sia un Robusto o un Hermoso 4, mentre il mago del thriller sia invece impegnato con un Cervantes.

 

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