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Dagli anni 80
a oggi
Tre decenni fa si viveva spensierati senza sapere che stava iniziando l’involuzione della specie. Ora siamo così involuti da piegarci a una tecnologia che ci vuole connessi 24 ore su 24
DI Giuseppe Martini

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Tempo medio di lettura: 1' 25''

Quando se ne era ormai fuori, fu tutt’un giubilo: anni di plastica, edonismo, superficialità, e in fondo poco male perché, caduto il Muro e spalancata Tangentopoli, si apriva l’era dell’ottimismo. Invece era l’inizio dell’involuzione, dell’oblio dei doveri, del massimalismo, che porteranno ai personalismi e all’erosione delle forme democratiche. Eppure a fine millennio già si rimpiangeva quel decennio fino a ribaltarne il segno, se non altro per la spensieratezza.

 

In polemica con i nostalgici, Paolo Morando, vicedirettore del Trentino, è convinto che invece quegli anni abbiano dato la stura al peggio che arriva fino a oggi e in ’80 L’inizio della barbarie (Laterza, 16 euro) ne affronta alcuni fenomeni (rampantismo, razzismo, nordismo, becerismo) con ricchezza di spunti e un tono lievemente stizzoso che tuttavia non toglie ciccia alle argomentazioni. Per quanto possa però essere schematizzabile, e per quanto sia oggettivo che gli anni 80 siano uno spartiacque ma anche conseguenza di qualcosa che li ha preceduti, c’è da chiedere semmai ai nostalgici se in età adulta non sia possibile porre un filtro al generazionalismo, al suo appiccicoso languore, ai suoi temi spesso marginali per la società. E soprattutto, se parlare ancora di anni 80 non sia il segnale che non ne siamo ancora fuori.

Altro problema di fondo del nostro tempo: la tecnologia.

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