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Abbiamo sdoganato
il non menzionabile
La trasgressione è diventata il dominio dei moderni emuli dei maledetti. E la pubblicità televisiva mostra tutti i segni della dicibilità pubblica dell’intimo
DI Paul de Sury

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Tempo medio di lettura: 3' 15''

Non posso dimenticare quando, prime delle feste natalizie, passai davanti a uno dei molti negozi di una nota multinazionale scandinava. Pensai di comprare un alberello sintetico, non per spirito ecologico, che non mi appartiene, ma per eliminare le ore di pulizia della spazzatura degli aghi di pino. In mezzo al banco delle festività primeggiava uno str… (pardon, escremento) di plastica lungo almeno 30 centimetri. Riduttivamente, il prodotto era definito «cacchina» sull’etichetta anche se sembrava la deiezione di un brontosauro. Ottimo, ho pensato: quello che ci vuole per una bella celebrazione in famiglia. Mia nonna ne sarebbe stata entusiasta se lo avessi collocato in cima all’abete. Ci sta. È il segno dei tempi: lo sdoganamento del non menzionabile. Un’altra azienda planetaria commercializza in televisione un assorbente con disegnata sopra la patonza (oggi sono vittima di un attacco di coprolalia). Utilissimo se per caso l’incauta acquirente pensasse di avvolgerselo intorno al cranio per guarire una crisi di emicrania. Sommessamente suggerisco di raffigurare anche lo sfintere, magari con un elegante asterisco come era solito dipingere in questi casi Mirò, perché la sciocchina non lo indossi da Est a Ovest, invece che da Sud a Nord. Qualche anno fa, una mogliettina adorante confessava all’amica: «Mio marito sarebbe l’uomo migliore del mondo se non gli… puzzassero i piedi».

 

In tempi tragici di femminicidi, io strangolerei a mani nude la mia consorte se andasse in giro a raccontare delle mie secrezioni. Beh, considerata la sua stazza, quantomeno non le parlerei per una settimana. Sempre in tema di pubblicità televisiva: il prostatico che inventa scuse improbabili tutta notte per giustificare le ripetute incursioni minzionali alla moglie; l’affetto dalla sindrome di Montezuma che fugge dalla coda postale; la ventenne che telefona alla madre per chiederle consiglio sui rimedi da adottare per risolvere i suoi problemi di pruriti vulvari… Sono tutti segni della dicibilità pubblica dell’intimo. Le cronache nere non si limitano a denunciare lo stupro ma devono anche specificare se è avvenuto in vaso indebito o meno. A parte mortificare ulteriormente la sventurata, il dettaglio serve a qualcuno o a qualcosa? Ne dubito fortemente. L’era moderna è contraddistinta da una visione assurda dell’interesse per il proprio universo. I liceali che postano i propri rapporti sessuali su Internet: fanno presa su qualcuno? A quell’età, se proprio mi fosse venuta voglia di vedere un porno, avrei preferito gustarmi un John Holmes dalle dimensioni improbabili alle prese con una vaccona super accogliente. L’interesse per i miei due tristi compagni di banco, ugualmente foruncolosi ma di sesso diverso, sarebbe stato limitato. è il protagonismo, baby (non l’economy). Il famoso quarto d’ora di Andy Warhol non è più riservato a chi, perlomeno, si metteva in gioco con una performance scontata di «rottura». 

 

Dopo i baffi sulla Gioconda di Duchamp, la merda d’artista di Manzoni o i tagli di Fontana, c’è ancora qualcosa in grado di épater le bourgeois?

 

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