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AI PIEDI

DELLA DOLCEVITA

Dal 1899 la calzoleria Marini realizza in centro a Roma tra le più belle scarpe d’Italia, oggi con la stessa cura di allora: rigorosamente solo a mano e su misura. A partire dalla forma in faggio personalizzata

DI Alessandro Botrè - FOTO DI Stefano Triulzi
Tempo medio di lettura: 3'

Adagiata tra piazza di Spagna e via Vittorio Veneto, al 97 di via Francesco Crispi, nel cuore di Roma e del quartiere simbolo della Dolce vita, sorge la storica calzoleria Marini. L’anno scorso ha compiuto esattamente 120 anni: è dal 1899 infatti che realizza tra le più belle scarpe d’Italia, fatte oggi con la stessa cura di allora. Lo racconta ad Arbiter Daniele Marini, 37 anni, quarta generazione alla guida della bottega di famiglia: «Il negozio è stato aperto dal mio bisnonno Giuseppe Marini, allora giovane, dopo che fondò una scuola per artigiani. Esternamente la facciata è rimasta la stessa, sono cambiati solo un po’ gli interni. A lui succedettero mio nonno Felice e il fratello Benedetto, che portarono avanti l’attività. Poi nel 1965 fu il turno di mio padre Carlo e quindi, alla fine degli anni 90, il mio». Il fondatore Giuseppe Marini divenne rapidamente famoso per l’eleganza delle sue creazioni, ambite dai personaggi di spicco della politica mondiale, dell’alta finanza e del mondo dello spettacolo. Negli anni della Dolce vita il laboratorio visse la propria età dell’oro, servendo celebrità come Marcello Mastroianni, Gregory Peck e Sergio Leone. Insignito della carica di Cavaliere del lavoro dal presidente Luigi Einaudi, Giuseppe morì nel 1966. Negli ultimi 30 anni, le scarpe Marini sono state indossate da personaggi quali Re Hassan II del Marocco, la regina Elisabetta d’Inghilterra, Gianni Agnelli, Alberto Arbasino, lo sceicco Al Nahayan degli Emirati Arabi, Robert De Niro e molti altri ancora.

«La cosa fondamentale», puntualizza il giovane Daniele, «è che nel tempo non abbiamo cambiato il metodo di creazione delle scarpe: totalmente a mano e su misura, non utilizziamo nessun tipo di macchinario. Anche le forme in legno di faggio sono plasmate a mano, partendo dal ciocco. Una persona fa lo sbozzo iniziale, che noi lavoriamo con il cuoio, limandolo e allungandolo quasi di un centimetro, fino a ottenere la foggia voluta. I nostri tendiscarpe sono invece in pioppo, più leggero dei classici cedro o faggio, caratteristica particolarmente apprezzata dai viaggiatori. Ce li fornisce il Formificio Romagnolo di Forlì, in un modello tagliato appositamente per la nostra linea». Il cliente deve scegliere il tipo di calzatura, il pellame, il colore, l’altezza del tacco, la punta, ossia se rotonda, quadrata o più appuntita, al resto pensano i maestri di Marini. Molti portano disegni o foto con modelli da copiare, sempre su misura. «Non cerchiamo l’innovatività», continua Daniele, «facciamo il più puro del classico, che sono del parere sia immortale: una scarpa ben fatta, con le giuste proporzioni, non ha eguali. La scarpa è tutta una proporzione. I nostri modelli più richiesti sono il classico mocassino con traversina (altrimenti detta mascherina o losanga, ndr), o con pendolini (le nappine, ndr)».

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