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Bellezza
Nascosta
La fodera, discreta e silenziosa, svolge la sua preziosa  opera agevolando lo scorrimento del capospalla. Ma può anche diventare un intrigante vezzo estetico. O svanire del tutto. Ne parliamo con due sarti
DI Alessandro Botrè

Tempo medio di lettura: 3' 30''

Lei lavora nell’ombra. E come tutto ciò che lavora nell’ombra, svolge un ruolo determinante. Parliamo della fodera, il dettaglio dei dettagli. Quel lembo di stoffa che riveste l’interno dei capispalla, giocando più ruoli in silenzio. Innanzi tutto, evita il contatto diretto con l’indumento sottostante, facendo scivolare meglio i tessuti l’uno sull’altro. La fodera si taglia sulla giacca già pronta e si compone di tre pezzi: due davanti e un dietro.

 

Mariano Rubinacci mostra l’interno della sua giacca, foderata in raso di seta verde; la fodera delle pattine della stessa giacca

 

Solitamente per confezionarla servono due metri di stoffa, come per una giacca. Ma la foderatura si può completare anche con le maniche, con le pattine delle tasche ed eventualmente, in presenza di tessuti particolarmente ruvidi o trasparenti, con i pantaloni. «La fodera è sempre stato un aspetto affascinante, perché è una cosa che non si vede, fatta solo per chi indossa la giacca», conferma Mariano Rubinacci dell’omonima sartoria napoletana. «Noi abbiamo sempre avuto una particolare attenzione per le rifiniture e i dettagli e la fodera è il principe dei dettagli. Una mia mania è quella di usare fodere in seta, materiale nobile soprattutto rispetto al Bemberg e agli altri tessuti sintetici.

 

La fodera delle maniche.

 

Dicono che questi durano di più, ma a mio avviso un abito su misura deve avere una fodera in seta, che comunque è estremamente duratura. Stabilita la tipologia di stoffa, mi sono domandato: perché la fodera deve essere dello stesso colore della giacca? Ci voleva qualcosa di divertente. Così abbiamo iniziato con le fodere rosse, blu, verdi, oro, becco d’oca o altre più grintose. Da lì siamo passati ai foulard, in particolare quelli dedicati a Napoli. Il soffitto del teatro San Carlo all’interno di uno smoking è intrigante. Poi la Reggia di Capodimonte con Capri sullo sfondo, Positano e così via».

 

Rubinacci utilizza questi foulard anche per le giacche sfoderate, nelle quali i profili delle cuciture vengono fatti con lembi dei foulard. «Fa parte di quei tocchi di particolarità e sofisticatezza che cerchiamo di dare ai nostri clienti e che non si devono vedere», spiega Mariano. «I foulard li facciamo realizzare a Como.

 

Fodera Acquafrescaia.

 

Volendo si può far stampare un’immagine scelta dal cliente su un foulard di seta, con un sovrapprezzo del 15% circa dell’abito, a seconda dell’esclusività e complessità del disegno. Nell’abito tre pezzi si può confezionare il retro del gilet con lo stesso tessuto della fodera della giacca, se il cliente lo desidera. Invece le fodere delle maniche le cuciamo in unito, o in rigato, altrimenti sarebbero troppo chiassose.

 

I cappotti li foderiamo in raso di seta, più ricco e più pesante. Poi si possono foderare anche in cashmere o in pelliccia». Per quanto Rubinacci sia indiscutibilmente il maggior cantore della fodera, è altresì vero che realizza spesso giacche sfoderate, o con il solo davanti, e addirittura senza maniche foderate. «Un concetto coerente con il nostro clima e la nostra irrequietezza», sorride Mariano Rubinacci. «Alcuni tessuti secondo me vanno necessariamente sfoderati, come il lino, molto piacevole sulla camicia; altri, come l’hopsack, possono dare fastidio. Ma non esiste una regola fissa».

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