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Alla ricerca
del tempo perduto
Un luogo mistico, dove le forze della natura esaltano la raffinatezza di un’ospitalità che ha come filosofia il timeless. Il Bulgari Resort Bali trasforma la vacanza in una ricerca del sé
DI Franco Volpi - FOTO DI Stefano Scatà

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Sorge nei pressi di un luogo sacro, che sprigiona misticismo. Il tempio di Pura Luhur Uluwatu, arrampicato in cima a una scogliera, dove da secoli i pescatori locali venerano la dea del mare, Dewi Laut, frutto del sincretismo tra induismo locale e il buddhismo sbarcato qui nel XVI secolo con Danghyang Nirartha, venerabile profeta. Fu lui a decretare che questo luogo avrebbe rappresentato lo spazio della moksa, l’illuminazione spirituale che consente alle anime l’abbandono del mondo fisico e l’ingresso in cielo. Leggende, certo. Eppure una sensazione di riflessiva elevazione dello spirito è il primo effetto che si vive quando ci si abbandona alla bellezza, e ai piaceri, del Bulgari Resort Bali, che dal 2006 accoglie viaggiatori in cerca di «quel qualcosa in più» nell’estremità meridionale della penisola di Bukit, punto più scenografico dell’isola, affacciato sul reef dell’Oceano Indiano da una scogliera di 160 metri. Punto di contatto tra la terra, il mare e il cielo. «Un qualcosa di unico, anche per noi», racconta Jean Christophe Babin, ceo di Bulgari, il quale per tutto il corso della chiacchierata più che i panni del numero uno d’azienda chiamato a «presentare» il suo prodotto, si lascia invadere dall’entusiasmo del viaggiatore: «Ci sono stato tre volte per “motivi di lavoro”. Poi, l’ultima, per vacanza. È stata un’esperienza incredibile. Qui ti rigeneri, fai i conti con l’essenza più profonda del tuo essere». Il suo segreto?

 

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