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Calza sì
calza no
È un particolare, ma fa la differenza. Perché se la moda tende a «levare», le regole del classico la impongono sempre e comunque. Di sicuro, è quell’accessorio che, sotto sotto, racconta tanto di noi
DI Giancarlo Maresca

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Tempo medio di lettura: 1' 15''

Più che una caviglia scoperta, ci siamo accorti di aver toccato un nervo scoperto. «Ma vi pare serio che quel tal signore, portato da voi a simbolo di eleganza, non porti le calze pur indossando scarpe classiche?». Pubblicando sul numero di Arbiter dello scorso ottobre il servizio sul guardaroba di Mario Maran noi, fedeli al classico, ci eravamo ben accorti della scelta di farsi ritrarre senza calze. Ma fedeli nel raccontare la realtà e testimoniare le evoluzioni del costume, abbiamo ritenuto corretto presentare i nostri personaggi senza intervenire nelle loro scelte di stile. Quando poi il mese successivo, a novembre, abbiamo pubblicato il racconto della sartoria di Nicola Ricci, con il sarto in posa pure lui senza calze, i lettori si sono scatenati in un lungo dibattito epistolare e via mail tra loro e con la redazione.

 

Calza sì o calza no? Esiste una regola di eleganza? Abbiamo così coinvolto 600 lettori ponendo, in forma referendaria, il quesito. Ci hanno risposto in 432. Il partito della calza sì trionfa col 73%. Ma quel 23% di «calza no» ha espresso fieramente le proprie ragioni. Per Arbiter il principio di eleganza è naturalmente, e senza dubbi, calza sì. Abbiamo costruito questa storia di copertina per spiegarne le ragioni.

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