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L'esteta
di Vienna
Futuro diplomatico, ha maturato una consapevolezza etica divenuta volontà estetica di indiscutibile personalità
DI Alessandro Botré - FOTO DI Kurt Göthans

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Tempo medio di lettura: 3' 35''

L’eleganza la vivo come un atteggiamento, un riflesso dello spirito che si manifesta anche alle categorie della tavola e della parola. Il mio modo di vestire lo considero una proiezione esterna di una sensibilità interiore, che non può prescindere da educazione e senso del decoro». Carlo Zichittella, classe 1985, originario della provincia di Varese ma residente a Vienna, ha oggi raggiunto una consapevolezza etica che, attraverso il suo guardaroba, si trasfigura in una volontà estetica di indiscutibile personalità. Ha colto a pieno, insomma, la radice della parola «eleganza», e cioè «eligere», scegliere, facendola propria.

 

«La vera eleganza penso che la si raggiunga con l’età», continua a raccontare ad Arbiter, «quando si diventa un po’ demodé e disinteressati. L’abito magari non avrà più l’appiombo perfetto, ma sei talmente abituato a portarlo che non te ne accorgi, e a risaltare è la personalità». La sua esperienza di vita, mondana come professionale, lo ha aiutato molto. La capitale mitteleuropea per esempio lo ha disinvolto, con le sue serate in smoking e i balli in frac, comuni anche tra le associazioni di studenti. «A Vienna se passeggi con il frac, dopo le 18 ovviamente, non sei guardato male. Magari invece a Parigi arricciano il naso». Ma quali sono le voluntas estetiche cui è giunto dopo anni di esplorazioni, così necessarie in giovane età? 

 

«Il pantalone mi piace con risvolto alto, anche di cinque centimetri, e con la vita leggermente sopra l’ombelico. Fondamentale è il colpo d’occhio dato dal colletto, che deve essere molto alto e stretto, e la forma del nodo della cravatta o del papillon. Un nodo sciatto o non proporzionato alla figura del viso è peggio di un abito imperfetto ma saputo indossare. D’estate amo il lino irlandese, d’inverno la lana cardata e gli accessori, dall’homburg ai guanti anche solo tenuti in mano. Nel quotidiano preferisco mischiare stili o epoche, magari un abito moderno con una camicia vintage. Invece con lo smoking e con il mio frac Henry Poole in panno del 1920 tutto deve avere un rigore: le camicie con sparato e i solini, anni 10/20, vengono inamidati a Parigi da Wartner, tintoria fondata nel 1872».

 

 

 

 

Il suo percorso estetico è iniziato con l’adolescenza, viaggiando col pensiero fino alle radici del buon gusto attraverso le letture, i figurini d’epoca, i film con Rodolfo Valentino o le poesie di Cocteau, costruendo solide fondamenta grazie alle quali oggi edifica secondo un proprio gusto scevro da etichette. Quest’edificio risponde all’esigenza del bello che secondo Carlo è legato all’arte suprema: quella della musica, della quale usa spesso le stesse parole. Una per tutte: armonia. All’inizio sceglieva ciò che gli serviva tra ciò che gli piaceva; il primo abito su misura fu un Holland & Sherry 3-ply blu navy da viaggio. 

 

«Oggi vado solo in drapperia perché mi piace vedere la pezza», conclude. «Ogni taglio ha una sua vocazione, che colgo al tatto. Anche se, a volte, l’iniziale componente razionale in seguito diventa emotiva: ci sono stoffe che percepirò più mie e altre che sentirò meno. Adoro la manifattura vintage e seguo molto l’istinto. Ho comunque alcuni punti di riferimento come il Vecchio drappiere a Milano e il negozio parigino Falbalas, ma uso anche eBay Uk e Italia per le scarpe e accessori, insieme al sito inglese Darcy clothing per i solini».

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