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Cavalieri
in missione di pace
Visita alla fabbrica d’armi Beretta. Così, anche lo sguardo ironico e disincantato di chi non ha mai impugnato una pistola può provare stupore e meraviglia
DI Paul de Sury
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Franco Gussalli Beretta, presidente e ceo, nel museo dell’azienda.

Tempo medio di lettura: 3'

«Se devi chiedere quanto costa, vuol dire che non te lo puoi permettere». è la risposta un po’ cafona che Rockefeller avrebbe porto all’incauto invidioso del suo yacht. Balle! I sogni, per fortuna, non costano niente. Le lotterie ci campano. Io per primo. Non compro neanche il biglietto; risparmio 5 euro e sogno come spenderei il monte premi. Non ho mai avvertito la necessità di avere un’arma.

 

Però, nel reparto armi di lusso della Beretta, sognavo. La combinazione di radiche turche e incisioni magistrali mi urlavano all’unisono: «Devi averne una». «Ma cosa me ne faccio?», rispondeva la parte razionale che ha sperperato una fortuna equivalente al costo di una di queste meraviglie dallo psicoanalista. Niente. Però, per un pomeriggio, ho bramato di possedere un fucile con il calcio fatto su misura e mille ore di lavoro di un mastro incisore per abbellirlo. Naturalmente questi prodotti hanno un costo superiore a quelli che escono dalla catena di montaggio. Non sono un fanatico delle armi e mi sembra che la loro libera vendita, come avviene negli Usa, possa generare non pochi problemi tipo stragi nei licei.

 

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La visita nella fabbrica Beretta a Gardone Val Trompia.

Però sono un antiproibizionista e quindi credo che un maggiorenne incensurato e in pieno possesso delle facoltà mentali abbia il diritto di possedere un’arma. La caccia e la guerra, che piaccia o meno, hanno costituito attività fondamentali dell’umanità per millenni. Senza contare che pistole e fucili hanno un fascino indubbio per noi maschietti. Non andrei a scomodare Sigmund Freud. In realtà le armi ci piacciono perché fanno un baccano assordante e sono vendute in scatole molto belle e corredate da accessori. Ai maschi piacciono le confezioni. Chi non ricorda quelle meravigliose scatole di Meccano con tutti i vassoi in legno? Noi sentiamo il fascino dell’equipaggiamento. Un coltellino svizzero con 100 lame a un individuo come il sottoscritto (con le capacità manuali di una vongola) non serve a niente, però quando li vedo in una vetrina resto lì come un bambino in un negozio di dolciumi.

 

Le donne, almeno in teoria, dovrebbero essere orientate a una maggiore praticità che le porta a circondarsi solo di oggetti effettivamente utili. Ne dubito. Il cinquantesimo paio di scarpe rosse non figura nella lista delle cose indispensabili cui Robinson Crusoe sentiva la mancanza sull’isola deserta. Per questi motivi una cinquantina di aderenti al Cavalleresco ordine dei Guardiani delle nove porte si sono ritrovati a Gardone Val Trompia (Brescia) a gironzolare per i locali della fabbrica d’armi Beretta, un connubio plurisecolare di alta tecnologia e di raffinatissima artigianalità da cui provengono le centinaia di migliaia di prodotti destinati agli eserciti o alle forze di pubblica sicurezza e i pezzi unici riservati ai campioni di tiro o ai cacciatori molto abbienti. 

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