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Una vita
come un romanzo
La stanza dei libri diventata fucina creativa e rifugio. Il rapporto assiduo con la grande letteratura. L'amicizia con scrittori e poeti come specchio per scavare in se stessa. Ecco perché Coco Chanel ha voluto presentarsi al mondo semplicemente come «una donna che legge»
DI Stefano Salis
Tempo medio di lettura: 4' 50''

Non è mai stata solo questione di abiti o di moda, di vestire o, ancora peggio, di «apparire». Lo avevamo sempre sospettato, del resto: il genio umano si esprime in molte forme e l’arte non è soltanto quella che sta esposta nei musei, come invece siamo abituati pigramente a pensare. No: si tratta di «essere», di sostanza, non di effimero; si tratta di aggiungere con la qualità delle nostre vite e dei nostri pensieri e dei nostri sogni, il piccolo o grande contributo, ciascuno secondo le proprie possibilità, al progresso e al miglioramento, se pure ci riusciamo, della società. Si tratta di avere un’idea del mondo ed esprimerla; meglio: si tratta di saper esprimere ciò che è nell’aria e prevedere, anticipare, ciò che sarà in futuro.

 

Si tratta di costruire mondi concreti, realissimi, magari fatti di stoffe fruscianti, di pieghe e balzi, di odori ed essenze. Per tutto questo Gabrielle «Coco» Chanel (1883-1971) non è stata una stilista, una maestra del gusto, un’icona della moda; per tutto questo si può dire che la sua materia è fatta della stessa sostanza dell’arte che professavano i suoi molti amici. Non a caso, poeti, narratori, pittori, mimi, musicisti, sublimi coreografi, decoratori, persino eccelsi giocatori di polo, da lei amati, come Boy Capel, il suo primo grande amore e colui che l’aiutò a fondare la casa di moda: tutti, in ogni caso, grandi lettori, in costante, fruttuoso contatto con i classici. Grazie, soprattutto, al decisivo contributo dei libri, i nostri grandi alleati nelle sfide che attendono da sempre il nostro modo di vivere 

 

Ecco, l’abbiamo finalmente detta, la parola che da sola riassume l’atteggiamento che Chanel ha avuto verso la cultura: il rispetto, l’amore, la passione, il pudore e l’ascolto intimo della lezione dei grandi classici fino a farla propria e diventare, lei stessa, un classico. Non esageriamo: e del resto il paragone lo aveva fatto, ben più autorevolmente, un altro classico del ’900, come Chanel, ma su altro versante, naturalmente Roland Barthes. Ecco cosa scrive nel 1967 il celebre critico francese: «Se apriste oggi una storia della nostra letteratura dovreste trovarvi il nome di un nuovo autore classico: Coco Chanel.

 

 

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Nine d’Urso fotografata da Ellen von Hunwerth con un tailleur della collezione Chanel Haute Couture a/i 2015/2016. Per l’ambientazione della campagna è stato scelto l’interno di una bibilioteca, richiamo contemporaneo al filo conduttore che per tutta la sua vita e la sua carriera ha legato inscindibilmente la creatività di Coco Chanel e la sua passione per la lettura come strumento d’ispirazione.

 

Chanel non scrive con carta e inchiostro (salvo nel suo tempo libero) ma con tessuti, forme e colori; ciò non toglie che le si attribuiscano comunemente l’autorità e lo stile di uno scrittore del Grand Siècle, elegante come Racine, giansenista come Pascal (da lei citato), filosofo come La Rochefoucauld (che lei imita inventando le proprie massime), sensibile come Madame de Sévigné…». Il piccolo catalogo degli autori che Barthes cita è solo una minima parte della biblioteca mentale, ideale e pratica che Chanel, da sempre solitaria, dall’infanzia nell’orfanotrofio di Aubazine ai fasti del Ritz, dove andrà a vivere (e morire), da sempre accanita e attentissima lettrice, da sempre amante delle edizioni rilegate, dei libri ben stampati, dell’arte della stampa, aveva raccolto in una vita di letture nell’appartamento privato di rue Cambon. 

 

se una sola icona dovesse essere salvata di questa «sovrana lettrice» del mondo della moda, forse una fotografia che le scattò Douglas Kirkland nel 1962: lei, elegantissima (come poteva non esserlo?), seduta all’estremità del suo comodo sofà, con una mano tien ferme le letture del momento, giornali e riviste; ma è lo sguardo, volto alla schiera dei libri alle sue spalle, che le fa da quinta e da scudo di protezione; che rivela: è ai libri che bisogna guardare, che bisogna tornare, per avere piena contezza di ciò che si sta facendo, di ciò che si vuole fare. La fede nei libri, l’amore per la letteratura e la poesia, sono lo specifico di una mostra intelligente, La donna che legge, pensata esclusivamente per gli spazi della Ca’ Pesaro di Venezia (fino all’8 gennaio 2017), settimo approfondimento del percorso Culture Chanel e che, curata dall’esperto Jean-Louis Froment e da Gabriella Belli, direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, promette di svelare, finalmente, un aspetto decisivo della storia e del senso della produzione artistica di mademoiselle Chanel.

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