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Come cambiano
le abitudini
A tavola, nei confronti degli animali domestici e persino nella stanza da bagno: ecco come sono mutate le nostre usanze nel corso della storia
DI Giuseppe Martini

libri

Tempo medio di lettura: 2' 45''

Da qualche mese è venuto ad alloggiare nei dintorni dell’abitazione di chi scrive un gran numero di persone con cane: onde un continuo concerto di guaiti e abbaiamenti a distanza (direi anche un filo eccessivo) ma che alla lunga, sovrappensiero, fa vagare la mente e spinge a riflettere su cosa si staranno dicendo quelle chiassose bestiole. Dal momento che è ovvio che qualcosa si dicono, che non è solo un tirarsi addosso segnali basici.

 

E che si tratta anzi di una comunicazione complessa, che di certo decrittano in dettagli sonori che ci sfuggono. Ricorro a L’animale consapevole di Donald R. Griffin, testo base per la discussione del problema, da tempo esaurito e ora di nuovo in italiano per Bollati Boringhieri (16 euro). Vi trovo conferma che, se non per sfumature complesse, molti animali sono ben consapevoli di comunicare e cosa, vi trovo il dibattito circa le posizioni del mondo scientifico sulla consapevolezza animale, con linguaggio rigoroso ma di larga comprensibilità. Fatta salva la nota prova dello specchio (animali che capiscono che è loro l’immagine riflessa su uno specchio che hanno davanti), positiva solo per primati superiori e pochi altri, il problema riguarda semmai la definizione di consapevolezza e perciò la considerazione che l’uomo si fa degli animali. Quindi, una volta uscita dal libro, da questione scientifica passa a filosofica. Molto utile per ampie riflessioni sulle presunzioni umane, specialmente per chi non si ferma a pensare che il mondo è dominato non dagli uomini ma dagli insetti, dai virus e dai batteri. 

 

Una questione di linguaggio, dunque, e non la sola che condiziona la nostra vita. A fagiolo, appunto, cade il caso di A che ora si mangia? (Quodlibet, 10 euro), veloce ma efficace libriccino del sempre bravo storico Massimo Barbero sui cambiamenti di orario dei pasti nella storia. La svolta è fra Londra e Parigi a fine ’700, quando dopo un progressivo procrastinamento, il pranzo negli ambienti aristocratici, probabilmente per motivi di differenziazione di classe, arrivò a essere consumato intorno alle 18 o 19, a vantaggio di un irrobustimento della colazione a metà mattina e un’atrofizzazione della cena. Indi la moda passò alle classi medie in Europa e America, per poi riassestarsi nel ’900. Oggi i dietologi plaudirebbero agli usi ottocenteschi, ma che caos con i nomi: colazione, prima colazione, déjeuner, déjeuner à la forchette, pranzo, cena. Oggi quando pranzate lo chiamate pranzo o colazione? Qui Barbero è pionieristico perché l’argomento è quasi inesplorato, e permetterebbe di chiarire molte abitudini del passato, specie quando si parla.

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