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Così nasce
l'auto dei sogni
Flavio Manzoni, a capo del Centro Stile di Casa Ferrari dal 2010, racconta come nasce l'auto dei sogni e che cosa significa creare un mito. Che compie 70 anni
DI Stefano Salis

Flavio-manzoni

Tempo medio di lettura: 6' 35''

Immaginate per un momento di essere innamorati pazzi delle auto (questo non è difficile) e immaginate che, a un certo punto della vostra vita, vi sia data la possibilità di creare la vostra auto dei sogni (e forse nemmeno questo è così difficile). Ma immaginate anche che l’auto che dovete fare non sia una vettura qualsiasi; né che abbiate tutta la libertà che vorreste. Anzi, dovete rispettare qualcosa che, lo sapete già, è più grande di voi: la tradizione di una macchina che da 70 anni fa sognare e, di più, realizza i sogni di chi le auto le ama davvero. L’unica e inimitabile Ferrari. Ecco, per qualcuno, questo sforzo di immaginazione è diventato la realtà quotidiana: responsabilità, prestigio e capacità di immaginare (appunto), che si fondono e diventano il tuo lavoro, la sfida di tutti i giorni.

 

Questo qualcuno è Flavio Manzoni, 51enne nuorese dal sorriso pronto, i modi gentili e le parole misurate, senior vice president del design Ferrari dal gennaio 2010, una carriera già piena di successi prima del Cavallino rampante e che continua oggi con i capolavori che escono da Maranello. Incontrandolo a Parigi durante uno dei più memorabili saloni dell’auto per la Ferrari (quello nel quale la Casa «racconta» in anteprima i suoi giovanissimi 70 anni, onorati nel 2017 con un tour che porterà in 60 Paesi del mondo questo simbolo della bellezza italiana), in Flavio Manzoni è palpabile la passione, la competenza e la precisione con la quale parla delle sue amate vetture mentre spiega la sua filosofia del progetto.

 

Per festeggiare i 70 del Cavallino vengono realizzati 350 esemplari unici caratterizzati da 70 livree celebrative. Le grafiche e le colorazioni riprendono 70 icone del passato in base a motivi puramente estetici, storici o sportivi. La gamma è basata su quella attuale che comprende California T, 488 GTB, 488 Spider, F12berlinetta e GTC4Lusso; la personalizzazione comprende anche un logo celebrativo dedicato e una targhetta che rimanda al modello scelto come ispirazione. Le livree sono suddivise per decade.

 

«Si tratta di auto emozionanti, che entusiasmano tutti. Ispirate alla tradizione, ma con un tocco di originalità, sono di fatto 350 vetture uniche», dice Manzoni, quasi a presentare con un colpo d’occhio lo schieramento. «Si va dalla California GT «Steve McQueen», ispirata dalla Ferrari 250 GT Berlinetta Lusso del 1963, con uno stupendo color testa di moro; la Ferrari 488 GTB «Schumacher», che rende omaggio al pilota tedesco, che ha vinto di più nelle corse al volante delle Ferrari, con livrea rossa con doppia banda bianca sul tetto; la Ferrari 488 Spider «The Green Jewel», omaggio alla Ferrari 365 P2 che vinse nel 1965 la 9 Ore di Kyalami; la 488 Spider in versione aperta della due posti di Maranello che ha ereditato con successo il ruolo della 458 Italia, esposta in una livrea tutta bianca, ispirata alla 375 MM carrozzeria Pinin Farina del 1953…».

 

 

 

Potrebbe continuare, ma Manzoni ha a molto a cuore l’essenza della sua filosofia per non cadere nel tranello della nostalgia, che forse qualcuno può intravedere in questo discorso. «Sono molto poco interessato al vintage. Io, la Ferrari, guardiamo sempre al futuro. Le nostre creazioni e le nostre sfide sono sempre basate sull’ottenimento del massimo delle prestazioni; una nuova Ferrari ha il compito di superare sempre le aspettative». E se il cliente deve sperimentare il superamento tecnico delle prestazioni, le forme devono riflettere il principio che da 70 anni è il Dna medesimo della scuderia. «La Ferrari incarna il bello, nonostante sia una complessa opera di ingegneria. L’interpretazione e la visione del progetto è fondamentale, perché ogni Ferrari deve essere ed è un’opera d’arte in movimento, un oggetto che sta bene nei musei. L’eccellenza estetica va di pari passo con la cultura dell’innovazione e dell’avanguardia tecnica». Mica facile.

 

 

Ma Flavio Manzoni è riuscito in un compito ambizioso: ha creato un team e un dipartimento, il centro stile, nel quale si pensano i prossimi modelli, integrando proprio le due anime (che poi sono una, e sarebbe un errore fondamentale pensare diversamente): design e prestazione. «Il centro stile è formato da diverse componenti creative: ci sono designer di interni, chi si occupa di grafiche, chi di allestimenti e applicazioni, chi di colore… Dobbiamo agire nel rispetto del Dna della Ferrari, lavorare assimilando profondamente ciò che è stato Ferrari, ma interpretando questo mandato in modo nostro, attuale, futuro».

 

I premi sono già arrivati, e molti: basti pensare solo alla FXX K, che ha già intascato molti premi di design. Ma il Compasso d’oro (che Manzoni ha vinto con la F12 berlinetta e con la FXX K) è decisivo, visto che Manzoni pensa da designer e, di più, ha nella sua formazione e nel suo ideale i grandi maestri del design italiano. «Unire forma e funzione, intesa come qualcosa di organico, rigore nell’approccio artistico, un qualcosa che va al di là degli slogan, con una onestà intellettuale che è onestà di intenti, impregnata dalla cultura dei grandi maestri come Castiglioni, Munari o Zanuso». La Ferrari deve trasmettere emozione, sensualità.

 

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FXX K è il programma di ricerca e sviluppo della Ferrari con protagonista la vettura-laboratorio basata sulla prima ibrida della Casa. Libera da norme omologative e regolamentari (non si usa neppure nelle competizioni), la FXX K è stata sviluppata quindi senza compromessi.

 

«La Ferrari è sinonimo di passione, di calore, non può essere un oggetto freddo, deve essere una sorta di opera d’arte, ma con rigore e integrità di cultura del progetto, perciò ci deve sempre essere un equilibrio, un’armonia di proporzioni. Realizzare una nuova auto è sempre un processo che ha che fare con l’intuizione, l’immaginazione, la capacità di astrazione dal presente e l’abilità di connettere elementi che forse a un primo sguardo non avresti visto insieme».

 

La natura quasi scultorea delle linee dell’auto è da sempre la croce (di chi deve pensare il prossimo modello della rossa) e la delizia (di chi potrà averla, guidarla, viverla). «Ogni Ferrari è originale e diversa dalle altre, ma non può mai rinunciare alla riconoscibilità del marchio. 

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