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Così curo

il mio stile

Marco Piancastelli, medico di Cesena, da anni veste solo su misura, eccezion fatta per le scarpe. Ogni volta che prova un sarto nuovo, chiede al maestro di esprimere se stesso nel primo abito

DI alessandro Botré - FOTO DI stefano triulzi
Tempo medio di lettura: 5' 35''

In questa pagina, Marco Piancastelli fuma un salomones cubano nella sua stanza studio-biblioteca-museo. Indossa una giacca da club inglese disegnata da Giancarlo Maresca e fatta realizzare dal sarto napoletano Enzo Carfora, abbinata a una cravatta in garza.

 

Marco Piancastelli, medico ortopedico di Cesena, era seduto nella storica barberia Boellis di Napoli, dove è solito recarsi per farsi tagliare i capelli. Sfogliando il numero di Arbiter di giugno 2015, fu colpito da un articolo di Giancarlo Maresca sulla sartoria veneziana di Franco Puppato. Il richiamo del maestro era irresistibile e così pochi giorni dopo era in treno verso la Laguna, dove il suo viaggio nel su misura ebbe inizio. «Quando vado da un nuovo sarto lo lascio lavorare, gli chiedo di farmi un abito come me lo farebbe lui, e solo in seguito inizio a fare le mie richieste», racconta Piancastelli. «Per esempio i primi abiti che ho fatto da Puppato prevedevano la cintura, mentre oggi ormai porto quasi solo le bretelle. Come primo vestito Puppato ha voluto realizzarmi un solaro, che è tuttora l’abito che indosso di più. È in un tessuto Smith & Woolsen da 360 grammi, che ho fatto sfoderare per poterlo usare nella mezza stagione. Gli ho commissionato altri cinque o sei vestiti, poi sono passato ai sarti partenopei: Panico, Sabino, Rubinacci, Pirozzi, Dalcuore, Carfora, ma anche Liverano di Firenze. Spesso a Napoli mi capita che mi fermino delle signore per chiedermi chi abbia cucito il vestito che porto, anzi, a volte, addirittura lo indovinano dal taglio. Ma ci tengo a specificare che l’eleganza è una cosa che hai dentro, è un modo di essere che ha poco a che vedere con il vestito che indossi, quanto piuttosto dal modo in cui ti poni». Piancastelli sfoggia nei suoi armadi, costruiti a ponte sopra il letto matrimoniale, una selezione accuratissima dei migliori sarti, suddivisa tra estivo e invernale. Qui, tra i capi più pesanti, inevitabilmente i più affascinanti, Piancastelli sfoggia tessuti inglesi che staresti ore ad accarezzare da quanto sono ruvidi. Infatti è anche un patito dello stile britannico: non di rado vola a Londra in giornata a fare spesa da Benson & Clegg, Huntsman o Crockett & Jones, da dove provengono quasi tutte le sue scarpe. Nella calzoleria dunque non predilige il su misura, anche se vanta alcune paia dei bolognesi Peron & Peron. L’unica cosa non di sartoria è uno smoking made to measure di Ede & Ravenscroft.

 

1. I tessuti per i prossimi abiti, soprattutto in flanella pesante, la stoffa preferita di Marco Piancastelli,
che possiede in tagli da oltre 600 grammi. 2. Parte della libreria e dei cappelli, per la maggior parte di case inglesi come Lock e Christys’. 3. Dettaglio della giacca Anderson & Sheppard in lino irlandese color panna, con il portabiti della sartoria. 4. Le cravatte sono centinaia, molte su misura e di numerosi produttori tra cui Drake’s, Ulturale, Marinella, Calabrese, Cilento ed Henry Poole. 5. Piancastelli indossa il solaro cucito da Franco Puppato e mostra la fodera in seta di una giacca Rubinacci. 6. L’armadio con le giacche estive: si noti la diversità nella lunghezza dei capispalla, a seconda del sarto. Quella azzurra, la più lunga, è di Mimmo Pirozzi. 7. La camicia bianca da smoking di Turnbull & Asser, di cui Piancastelli ha un secondo esemplare identico ancora nella busta originale, mai indossata. 8. Parte delle scarpe: la fibbia bordeaux è in squalo, di Peron & Peron, come anche la oxford bicolore in vitello e tartaruga e il mocassino in pitone. 8. Tabarro e doppiopetto in casentino e l’inverness.

 

Spiccano tra le altre una giacca di Anderson & Sheppard in lino irlandese color panna e una magnifica norfolk di David Saxby. Magnifici i cappotti, da quello di Puppato ai due casentino, di cui uno è un tabarro scuro e l’altro un doppiopetto arancione, fino al loden Moessmer, all’inverness fatto a Londra e alla mantella con cappuccio e bottoni in corno H. Moser presa a Bad Ischl. Il prossimo sarà un «cappotto del re» di Crombie. Anche nelle camicie c’è una commistione tra Italia e Inghilterra: Turnbull & Asser, Finollo, Camiceria Margutti di Città di Castello, Huntsman.

 

I capispalla, ma anche i pantaloni per gli spezzati poggiano su portabiti tutti uguali realizzati da Toscanini in cedro e personalizzati con le cifre. Al lavoro Piancastelli non va in giacca e cravatta, ma in tutte le altre occasioni le porta sempre. Per l’appunto, di cravatte ne ha centinaia, molte su misura e di svariati produttori, tra cui Drake’s, Ulturale, Marinella, Calabrese, Hermès, Cilento ed Henry Poole, anche se ora si serve principalmente da Passaggio Cravatte. La maglieria, composta al 90% da John Smedley, Piacenza Cashmere e Drake’s, è custodita quasi tutta nel cellophane, ottima abitudine che sottrae al possessore un po’ di tempo per sfilare i capi dalle buste, ma li conserva decisamente meglio preservandoli dalla polvere, dall’assalto delle tarme e dallo sfregamento inevitabile quando li si estrae o ripone. Tantissime le pochette, schierate in un apposito cassetto, di tutti i colori tranne il marrone, anzi non c’è proprio niente di marrone nei suoi armadi. Non usa quasi mai i guanti e mai i gemelli, al contrario indossa sovente sciarpe e cappelli, quasi tutti di Lock o comunque inglesi.

 

 

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