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Così ho dipinto
Lev Tolstoj
Per il ritratto di copertina, l’artista è partita dallo sguardo «dolorosamente bello» del grande autore russo. E da quel legame con la natura che ha segnato le sue opere
DI Elena Vavaro

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Tempo medio di lettura: 1' 40''

Mi sono avvicinata al volto di Lev Tolstoj osservandone minuziosamente ogni dettaglio, ogni sfumatura. Sono i dettagli che mi permettono di mettere a fuoco la vera essenza di chi sto ritraendo. Gli occhi, soprattutto: li guardo e li riguardo quasi ossessivamente, mi attraggono, mi fanno entrare in una particolare sintonia con il soggetto che ho di fronte. È un personaggio complesso, Tolstoj, difficile dire di poterlo conoscere solo attraverso qualche immagine. In un primo momento, ho ricercato fotografie, ritratti e documenti, per avere un quadro generale della sua vita. Emerge un forte legame tra lo scrittore e la natura, che percorre anche i suoi scritti. Poi, il suo sguardo: quello di Tolstoj è intenso, diretto e dolorosamente bello.

 

La riconosco subito questo tipo di bellezza, che nasce dall’ossimorica presenza di speranza e disperazione, rivelandoci anche amore, perdita, coraggio e paura. Dopo l’osservazione viene la concretizzazione della mia visione di Tolstoj: ho elaborato una sintesi degli elementi per me più importanti; la figura è frontale, a mezzo busto, circondata da piante che si intersecano con la sua folta barba, le foglie e i ramoscelli si sovrappongono ad alcune parti del viso creando una forma inedita. Il suo sguardo ci fissa aprendoci le porte del suo mondo sconfinato, fatto di sogni e visioni. Nella mia pittura tendo ad amplificare l’aspetto psicologico ed emotivo dei soggetti ritratti, ricerco sempre nuove cromie velate che interagiscono tra di loro dinamicamente. La pittura è per me uno strumento che mi permette di manipolare la materia generando conoscenza.

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