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Dall’alto
di Ginevra
C’è chi va e chi arriva. Chi punta sul colore e chi su modelli pionieri di nuovi modi di intendere il tempo. Con quel tanto di attenzione all’ambiente e, perché no, ai prezzi. Così va l’orologeria oggi e il Sihh ne è stato testimone
DI Valentina Ceriani

Tempo medio di lettura: 3' 40''

Tante bolle colorate che si muovono e cambiano cromia a ritmo di musica. L’atmosfera è sparkling e riflette lo spirito della serata e dei giorni che seguiranno. «Colors of time», così è stato chiamato l’evento che ha inaugurato (domenica 13 gennaio) la 29a edizione del Salone internazionale dell’Alta Orologeria di Ginevra (14-17 gennaio), che, a sua volta, inaugura l’anno orologiero, essendo il primo evento del settore lancette in calendario… Per il 2020, i rumors dicono che le cose cambieranno… Dunque, le promesse dell’attesa sono state mantenute: il Salone ha chiuso i battenti con un bilancio assolutamente positivo, con 23mila visitatori, tradotto +15% rispetto al 2018; oltre 1.400 i giornalisti provenienti da tutto il mondo e, il giovedì, giornata riservata al pubblico, sono stati quasi 3mila i visitatori. L’agenda è fitta, con le Maison espositrici (35 tra le storiche e quelle del Carré des Horlogers) pronte a presentare le loro novità. Inevitabile notare alcune grandi assenze, come quella di Van Cleef & Arpels che ha scelto di lasciare il Sihh, così come le new entry, quale Bovet 1822.

 

Accanto ai purosangue del settore, che hanno dato esempio di una grande maestria tecnica con modelli che vanno oltre la grande complicazione orologiera perché più che altro ne sono una summa, gli indipendenti hanno fatto «quadrato» con pezzi che hanno saputo anche andare oltre le regole per affermare il loro ruolo di «innovatori», sospesi tra arte e lancette, dove una Medusa in vetro soffiato made in Murano ha catturato l’attenzione anche dei più tradizionalisti del settore. Ma si sa che MB&F  è ben allenata a fare questo…

 

Se si parla di divertissement, Richard Mille docet con i Bonbon: tra dolci amarcord che accomunano un po’ tutti e peccati di gola, ecco una collezione dai quadranti golosi, dove un Marshmallow, una stringa di liquirizia o dei lecca-lecca raccontano grandi savoir-faire. Colori e colori, del resto la serata inaugurale l’aveva annunciato: il blu e il verde sono i toni di questa stagione, dove in particolare quest’ultimo suggerisce l’attenzione alla sostenibilità dell’ambiente da parte del settore, non a caso in molti stand era possibile ammirare foto storiche e attuali delle sedi, che si trovano spesso in mezzo alle montagne e comunque in ambienti naturali preservati dall’urbanizzazione.

Jaeger-LeCoultre, Master Grande Tradition Gyrotourbillon Westminster Perpétuel, in oro bianco, 18 pezzi (976mila euro circa, jaeger-lecoultre.com).

 

Jaeger-LeCoultre ha addirittura ricreato nello stand un vero e proprio bosco della Vallée de Joux, cuore pulsante del tempo, dove la Maison ha messo a punto uno tra i modelli più complicati del Salone, il Master Grande Tradition Gyrotourbillon Westminster Perpétuel. Dunque, l’alta orologeria si è sfidata a colpi di idee, con non poche complicazioni… grandi complicazioni! Mettendo in scena virtuosismi e dando esempio di un’eccellente maestria, dove le tradizioni e le innovazioni della tecnica si sono incontrate per dare forma a modelli pionieristici nelle funzioni e tecnologicamente avanzati che rivoluzionano il concetto di orologio meccanico al polso: è Vacheron Constantin Traditionnelle Twin Beat Calendario Perpetuo.

Richard Mille, Bonbon Collection RM 07-03 Automatic Marshmallow con quadrante smaltato a mano, cassa in ceramica Atz bianca, parte centrale in oro rosso e pietre preziose (156mila euro, richardmille.com).

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