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ETICHETTA

MINIMALISTA

Francesco Onorato declina il codice formale imposto dalla sua professione di commercialista in chiave sportiva, giocando con dettagli e fogge. Grazie anche al suo sarto Antonio Visone

DI Alessandro Botrè - FOTO DI Laila Pozzo
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A Cuba la cultura del sigaro è legata alla convivialità. I sigari lì non si fumano, bensì si condividono: infatti sull’isola caraibica si dice rigorosamente “compartir un puro”. A mio modo di vedere questa stessa filosofia si può applicare a tutti i piaceri maschili». Che si tratti di vestirsi dal sarto, praticare la boxe o godersi un sigaro, per l’appunto: tutte attività delle quali Francesco Onorato è un entusiasta. Nato in provincia di Cosenza nel 1973, si è laureato in Giurisprudenza all’università La Sapienza di Roma. Dal 1989 vive in Svizzera, prima a Zurigo e poi a Lugano, dove svolge l’attività di commercialista. Precisamente oggi risiede a Cureglia, piccolo comune collinare pochi chilometri a nord dalla città ticinese, in una moderna abitazione dall’architettura minimalista tipicamente elvetica che si intona, come dovrebbe essere, con il suo guardaroba. Lo stile di Onorato, infatti, può essere definito come una sintesi tra il minimale e l’informale. Per comprenderlo a pieno, invochiamo come sempre l’etimologia, che ci restituisce il più genuino messaggio dei termini: minimo deriva dalla radice sanscrita «min», che troviamo per esempio in minomi, ossia distruggo, diminuisco, o forse ancor più indietro da «man», cui si può collegare il latino mancus, monco.

Forma ha invece origine probabilmente dalla radice sanscrita «dhar», che si risolse diversi secoli dopo nei latini «far» e «for», con il significato di tenere, sostenere, contenere, e in firmus, fermo per l’appunto, come il sanscrito dharma: la legge, la natura, l’ordine, la giustizia, il cosmo. Dunque la forma indica un complesso di regole che inquadrano una situazione, un’attività, una persona o un oggetto. Sommando i due concetti abbiamo una riduzione dei termini sino a una geometria essenziale, una semplificazione che in termini estetici tende allo sportivo. Ma come si coniuga questa tendenza con il rigore che impone quotidianamente una professione come quella di Francesco Onorato? Lo spiega lui stesso: «Sul lavoro devo sempre vestire formale, con abiti prevalentemente blu o grigi. Li faccio fare due pezzi con giacche a due bottoni più uno, tasche quasi sempre applicate anziché a filo e maniche con un solo bottone». In questo modo, il risultato generale comunica una sensazione di maggior informalità, grazie anche alla foggia rilassata e ai revers ampi dagli alti cran. Il sarto cui Onorato si affida è esclusivamente il partenopeo Antonio Visone, da cui si serve sin dal 2013, ma che frequenta con regolarità dal 2015. Questi cinque anni hanno generato un totale di circa 20 capi tra completi e giacche, oltre a una dozzina di pantaloni per gli spezzati da tempo libero e alcuni cappotti, tra i quali spiccano un doppiopetto in cammello e un monopetto in vicuña blu scuro. Un guardaroba ancora in costruzione dunque, ma indirizzato sulla giusta rotta.

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