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Giovanni Perosino, a capo del marketing Audi, è il creativo ambasciatore della raffinatezza italica nel mondo germanico
DI Alessandro Botré - FOTO DI Laila Pozzo

Perosino

Tempo medio di lettura: 6'

L’abbigliamento per me è l’espressione creativa di una persona. è un modo di comunicare, il primo strato della comunicazione. Se l’abito faccia il monaco o meno si può discutere, ma senz’altro ti da un’idea di chi hai di fronte. Curarlo è per me un piacere, dato che una mia grande passione è l’estetica, e lavorare con l’immagine è il più grande regalo che mi sono fatto». Così Giovanni Perosino, un uomo che della comunicazione ha fatto letteralmente la propria vita.

 

Oggi è infatti Audi global head marketing (dopo esserlo stato nel Gruppo Fiat), nonché spontaneo ambasciatore dell’italianità in Germania. Vive a Monaco di Baviera ormai da cinque anni con la moglie e i tre figli, e dalla città bavarese compie ogni giorno i circa 80 chilometri avanti e indietro fino a Ingolstadt, sede della Casa dei Quattro anelli. «Monaco è la capitale finanziaria della Germania», racconta Perosino, «tra le prime tre città al mondo per vivibilità. È una città sostenibile e dalla massima sicurezza, con laghi e montagne. Molto diversa dalle altre località tedesche che ho frequentato: Berlino, che è un mondo a parte, e Wolfsburg, che invece è Germania profonda. Qui si considerano un po’ gli italiani d’Europa… E a me piace portare l’Italia indosso. Sono in tanti a dirmi: “Si vede che sei italiano”, e io ne vado fiero. Quando si parla di gusto, di personalità, di definizione, al di là del soggettivo, esiste un canone di bellezza oggettivo, entro il quale muoversi per gli italiani è senz’altro più naturale. Siamo nati in un Paese che detiene il 60% del patrimonio artistico mondiale, siamo nati nel bello, e semplicemente respirando lo abbiamo imparato».

 

Giovanni Perosino, arbiter elegantiarum latino in terra germanica, che in Baviera testimonia la cultura italica, per esempio, anche attraverso i nostri vini e le nostre penne (Aurora e Montegrappa), ci spiega la sua passione per l’estetica. «L’estetica è a tutto tondo, si manifesta nell’abbigliamento così come nella scelta delle luci. Ecco, il fattore numero uno in ogni ambiente, cena o evento, è proprio la luce: fa oppure disfa, può dare oppure può togliere magia. A questo va aggiunto che l’abbigliamento esprime la tua personalità, ecco perché trovo meraviglioso averne cura. Non vuol dire essere un dandy: si può averne cura rimanendo sobri oppure esagerando, ci sono diverse dimensioni. L’importante è non essere trasandati: è il segnale che si vuole bene a se stessi e che si rispetta il prossimo. Dopo di che, a me piace anche rendere la tenuta più personale, e come dicevamo prima l’Italia in questo ha chiaramente una marcia in più.

 

 

 

Adoro quindi la cura di se stessi: la applico a partire dal pretendere che mio figlio sia in ordine, fino a spendere ore e ore la sera prima di un viaggio per fare la valigia, pensando ai vari incontri ed eventi di varia formalità che mi attendono. Programmando sempre con precisione le varie tenute per essere affine alla situazione e all’immaginario in cui mi troverò, da Kitzbühel a Los Angeles, da Shanghai a un circuito». Ecco dunque che troviamo la giacca nera con gli alamari fatta su misura a Shanghai, per le grandi serate in Oriente, che Perosino porta con un pantalone bianco e un mocassino nero, oppure i Tweed, o i lederhosen da calzare sotto alla giacca bavarese dai bottoni in osso, o ancora gli impeccabili doppiopetto scuri ad ampia lancia alla Agnelli confezionati da Caraceni e i gilet in lino o cashmere per il mare, ma anche il colbacco o la cintura messicana in pelle di cobra da indossare con un jeans. Ogni capo è pensato metodicamente per la propria circostanza. «La Baviera per esempio ha origini contadine», prosegue. «Possiede uno spirito che si riflette nell’elegante stile contadino bavarese fatto appunto di pantaloni corti di pelle, borchie, catene, giacche con bottoni in osso e l’immancabile camicia da cerimonia a quadretti».

 

Il guardaroba di Perosino, una stanza armadio più che cabina, cataloga e racchiude con estremo ordine le varie declinazioni della sua personalità, dal lavoro al tempo libero. Gli abiti neri, i grigi, tutti allineati in scala cromatica. Sugli abiti blu c’è da sbizzarrirsi: dal più tradizionale all’elettrico con quadrettini e interno viola, il suo colore preferito. Spiccano i tre pezzi dai gilet con revers sciallato e retro in seta viola, come anche il gessato dalla riga viola, molto discreta ma di carattere. Poi i dettagli: su quasi ogni vestito Perosino fa fare il gancetto sul collo in tessuto tricolore; gli interni, rosso corsa o viola. Non manca l’abito chiaro in lino per i Paesi più caldi, con la spalla napoletana. Ama il jeans, anche bianco, «capo sportivo maschile per definizione». La maglieria sfoggia infinite declinazioni del viola.

 

Intrigante il mondo dei blazer, che lui definisce «il capo in assoluto più bello che esista: gli spezzati sono fantastici, una gioia di vivere, specie con un pantalone khaki». Declinati in morbido cashmere, destrutturati, sfoderati, in velluto viola scuro, con l’interno in fiori destrutturato per l’estate, o la giacca di Yohji Yamamoto in seta leggerissima. Non può mancare un solaro per la primavera: doppiopetto, con fodera rossa. Stravaganti le camicie da smoking viola o nere, e sulle cravatte ha un ulteriore vezzo, come conclude: «Acquisto una Hermès taglio inglese a quattro colori quasi ogni volta che passo in un aeroporto, perché sono difficilissime da trovare. Poi, in aereo, mi piace coprirmi con le pashmine colorate che uso tutto l’anno». Un canone estetico ormai ben definito, quello dell’ambasciatore di stile italico in Germania, e comunicato ancora meglio.

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