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Gli italiani riusciranno
a meritarsi ciò che hanno?
La risposta sembra essere no. Anche se c’è chi ha dimostrato che nelle imprese le promozioni fatte a caso rendono di più
DI Giuseppe Martini

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Tempo medio di lettura: 1' 25''

L’unico dipinto che abbiamo tentato di portar via da un museo straniero per motivi nazionalistici (La Gioconda) non è mai stato nostro, in compenso gli altri ce ne hanno portati via parecchi per ragioni imperialistiche e recuperarli è stata faccenda d’intelligence. In Missione grande bellezza (Garzanti, 20 euro) Alessandro Marzo Magno racconta i casi più clamorosi, con precisa documentazione e bel piglio narrativo. Due su tutti, le spoglie di guerra napoleoniche e i trafugamenti nazisti: in Francia fu inviato Antonio Canova, sovrintendente dei musei papali (avevano preso di tutto, dai Correggio di Parma al Laocoonte), su Berlino la manovra fu più intricata e se ne occupò una figura singolare di agente segreto, quella di Rodolfo Siviero.

 

E poi Palma Bucarelli, Noemi Gabrielli, Fernanda Wittgens. E si badi che molto ancora è nascosto all’estero e periodici sono i recuperi dei carabinieri. Coincidenza autentica, una mostra alle Scuderie del Quirinale sullo stesso argomento. Si potrebbe pensare a un soprassalto d’orgoglio identitario italiano, che stride con certa gestione statale del patrimonio (atrii muscosi, fori cadenti). Spogliata dell’atmosfera thriller e della retorica del museo a cielo aperto, la questione suggerita da questo libro è semmai: l’Italia, e non solo pochi italiani, riuscirà mai a meritarsi ciò che ha?

 

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