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HO IN TESTA

IL PASSATO

La cultura del su misura e delle fogge vintage è legge per il bolognese Roberto Pignoni. Lascia decantare camicie e calzature per anni senza indossarle, solo per farle invecchiare, ma una volta iniziato a usarle, non le butterebbe mai

DI Guglielmo Morosini - FOTO DI Laila Pozzo
Tempo medio di lettura: 1' 5''

Nel 1844, con una popolazione di 71mila persone, la città di Bologna annoverava 4.253 sarti e cucitrici, 3.549 calzolai e 614 cappellai. Più di recente, è qui che sorsero negozi d’abbigliamento mitici come Ritz Saddler, Wp Lavori in Corso, o lo storico marchio Les Copains. In questo contesto culturale è cresciuto Roberto Pignoni, il cui nonno materno, napoletano, era un sarto, mentre quello paterno un orologiaio. Pignoni non ha mai smesso di vestire abiti classici: in infanzia portava giacca, gilet, pantaloni al ginocchio (o «all’inglese», come si diceva) e in testa un cap scozzese; al liceo nel ’68 non rinunciava alle Church’s stringate o alle penny loafer regolarmente provviste di un penny nella losanga, e sotto la giacca una button down di Brooks Brothers. «Fu mia madre Maria Teresa che per i 18 anni mi portò in una sartoria a Bologna oggi scomparsa, i fratelli Di Donato, e mi regalò il primo abito su misura, un tre pezzi, tre bottoni, ma soprattutto con le asole dei polsi aperte, che ai miei amici fecero un certo, incomprensibile, effetto», racconta.

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