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I muri
della storia
Erigiamo barriere è una modalità umana non sostituibile con cui le persone che si vogliono riconoscere gruppo anestetizzano le proprie ferite e i propri limiti
DI Giuseppe Martini

libri

Tempo medio di lettura: 2' 35''

onostante in copertina ci sia la flessuosa Mata Hari, di cui tra l’altro quest’anno ricorre il centenario della morte, i tradimenti di cui parla Il secolo dei tradimenti di Marcello Flores non sono quelli di letto, che non hanno un secolo preferenziale: anche Il Mulino (24 euro) ha trovato un buon compromesso fra contenuto e marketing. No, si tratta invece di tradimenti politici (la Hari ci sta lo stesso, quindi), conseguenza dello sviluppo multietnico dei grandi imperi e dei totalitarismi del ’900, a tratti con complicazioni ossessive, come in Urss o negli Usa maccartisti, e fenomeno non del tutto esaurito (vedi caso Snowden). Il problema resta l’arduo compromesso fra integrità morale del singolo e dovere verso lo Stato e ne è presupposto il suo fallimento. Cosa se ne trae? Che convivere è sempre durissimo e in genere è una questione di eccessi, oltre che di tempistica. Impossibile una terapia, si tratta di anticorpi all’imperfezione dei sistemi politici; unico auspicio è che non li si usi come capro espiatorio collettivo.

 

In questo senso c’è un libro uscito qualche tempo fa che vale la pena di riprendere in mano, se non altro perché certe iniziative trumpiane ne riportano d’attualità i contenuti: Muri. Un’altra storia fatta dagli uomini dello storico Claude Quétel (Bollati Boringhieri, 24 euro) non è una rassegna di muri alzati nella storia – Vallo di Adriano, Muraglia Cinese (che, tra parentesi, non è vero che si vede dallo spazio), Linea Maginot, Muro di Ceuta e Melilla, di Cisgiordania, dell’Ulster, d’Ungheria, di Berlino, persino di Padova – e neppure una loro semplicistica condanna morale, ma la disincantata analisi di un gesto connaturato all’umanità. Che servano a isolare il diverso o a tenere insieme i simili, i muri sembrano infatti inestirpabili, per quanto non risolvano i problemi e semmai siano solo tamponi provvisori. Tutto ben ponderato, Quétel non può non ammettere che difficilmente spariranno e che, nel loro portato simbolico, costituiscono una modalità umana non sostituibile, con cui le persone che si vogliono riconoscere gruppo anestetizzano le proprie ferite e i propri limiti.

 

Si potrebbe leggere questa storia dei muri parlando anche di animali, ed è l’occasione per ricordare Danilo Mainardi, uno studioso e una persona deliziosa che ci ha lasciati da poco, uno che dell’etologia ha fatto una passione senza enfasi e con una rara capacità di trasmettere interesse senza sottofondi moralistici.

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