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Il bello
di ridare vita
Il fiorentino Roberto Ugolini è fiero rappresentante dell’«arte minore» della calzoleria. Partito con la riparazione, oggi realizza scarpe a mano su misura e insegna ai giovani
DI Alessandro Botré - FOTO DI Stefano Triulzi

Tempo medio di lettura: 4' 5''

Se l’artista è colui che pratica le belle arti, come la pittura, la scultura o la musica, ne deriva che l’artigiano si occupa di altro, ossia di quelle arti suddivise a loro volta in «maggiori» e «minori». Non sta ad Arbiter stabilire una graduatoria, tuttavia possiamo affermare che tanto le «belle» elevano l’uomo quanto le «minori» gli sono indispensabili. E anzi, talvolta il confine è decisamente sottile: per esempio quando si tratta di ago e filo. Il bello dell’artigianato, e dell’arte, è la trasformazione di una materia prima in qualcosa di ancor più vivo. Non è un caso che molti artisti e artigiani abbiano cominciato con la riparazione. Uno di questi è il fiorentino Roberto Ugolini. Figlio d’arte, la calzoleria è una tradizione della sua famiglia da generazioni, a partire dal bisnonno e dal nonno materno.

 

 

 

Ugolini impara a riparare scarpe nel negozio dei genitori, fino a quando apre lui stesso la sua prima bottega nel 1995 in Porta Romana. Dopo circa un anno, subentra l’idea di imparare anche a farle, le calzature: conosce Primo Vessilli, maestro storico di Firenze, che è stato anche l’insegnante di Stefano Bemer. Dunque Ugolini e Bemer sono stati gli unici allievi di Vessilli. Contemporaneamente, Ugolini continua con le riparazioni. Non c’è stato un distacco netto tra le due attività, ma lento. Anche perché c’era la difficoltà di inserirsi nel mercato, pur non gravosa come oggi. Come se non bastasse, dopo un anno di lezione il maestro abbandonò l’insegnamento per motivi di salute.

 

La scarpiera posta all’ingresso, con decine di proposte di modelli realizzabili da Ugolini, dalle forme soprattutto affusolate. Sono solo degli esempi: la bottega può soddisfare qualsiasi richiesta.

 

«I primi tempi furono difficili», racconta Ugolini, «e ci volle qualche cliente “cavia” per permettermi di affinare le abilità: dagli amici ai familiari». Finché il su misura non cominciò a prendere il sopravvento: aprì un negozio in via de’ Tornabuoni con un ragazzo che fa tuttora camicie su misura. Quindi, il terzo balzo: l’attuale bottega, inaugurata nel dicembre 2000. «Ma sentirsi arrivato è il più grosso errore che si possa fare», ci ricorda Ugolini. «In tutti i settori, nell’artigianato in particolare, c’è sempre da migliorare». L’attività parte con una forma base, poi evolutasi in quella attuale, la più venduta, abbastanza affusolata anche in base alle richieste del mercato. Poi naturalmente i modelli realizzabili sono svariati, più tondi o più quadrati. La lavorazione è manuale, eccetto il finissaggio. Le pelli utilizzate sono tante: vitello prevalentemente francese o toscano, camoscio, cordovan, coccodrillo, carpincho, squalo, iguana, cammello, elefante, antilope, struzzo, bufalo americano.

 

 

Stivaletto realizzato dal collaboratore Roberto; anche il grembiule è opera sua (roberto-ugolini.com).

 

I tempi di realizzazione dalla presa misure sono di due mesi, prove comprese, ma solitamente si aggirano intorno a sei, dato che i clienti, per oltre il 90% esteri, non tornano spesso a Firenze: giapponesi, cinesi, coreani, americani, coltivati direttamente a casa loro da Ugolini in anni di viaggi. «Da quando ho iniziato a oggi ho notato una maggior ricerca della perfezione, quasi maniacale, da parte degli artigiani», continua Ugolini. «Ma questo è il mercato: c’è una clientela che la apprezza e la desidera. Più si propone, più il pubblico chiede. Il lusso oggi è andare dall’artigiano che realizzi un prodotto personalizzato». In questo momento Ugolini ha quattro ragazzi in bottega: ben tre italiani e un giapponese. Lo stage da lui dura almeno un anno. Spiega: «Ci sono delle scuole, come l’Accademia Riaci di Firenze, ma non potranno mai dare quello che dà la bottega. Le richieste di stage sono tante, per la maggior parte giungono da studenti orientali».

 

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