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Il cane
è 'nu signore
Totò ne era convinto: ne aveva 220 e fece costruire l’Ospizio dei trovatelli per loro, i meticci, più sani, forti e longevi di quelli di razza, intelligenti e grati, capaci di grandi dimostrazioni d’affetto e di eroiche imprese
DI Andrea Bertuzzi

Tempo medio di lettura: 1' 50''

«Il cane è quella cosa a metà tra un angelo e un bambino». Tutti lo ricordiamo come il principe della risata. Ma Totò è stato anche il principe dei cani meticci. In una lunga intervista con Oriana Fallaci, alla domanda sui motivi per i quali recitasse anche in film di scarsa qualità, Antonio de Curtis rispose: «Signorina mia, la vita costa, io mantengo 25 persone, 220 cani… I cani costano…». Stupita, la Fallaci replicò: «220 cani? E perché? Che se ne fa di 220 cani?». «Me ne faccio, signorina mia», ribatté Totò, «che un cane val più di un cristiano. Lei lo picchia e lui le è affezionato l’istesso, non gli dà da mangiare e lui le vuole bene l’istesso, lo abbandona e lui le è fedele l’istesso. Il cane è nu signore, tutto il contrario dell’uomo. Io mangio più volentieri con un cane che con un uomo».

 

 

Totò andava spesso a far visita ai canili, finché nel 1965 ne fece costruire uno moderno e attrezzato vicino Roma, spendendo 45 milioni di lire. Lo chiamò Ospizio dei trovatelli, dove venivano accolti e curati quelli malati o feriti, che andava regolarmente a visitare. Arbiter ama i cani indistintamente, ma questa volta vuole parlare dei meticci, quasi sempre snobbati a favore dei più fortunati pelosi con pedigree. C’è chi sostiene che i trovatelli siano molto più di una razza. Possono essere considerati unici, perché presentano una diversità genetica, che li rende più sani, forti e longevi. È il cosiddetto «vigore dell’ibrido», che si manifesta quando il cucciolo incrociato è superiore, geneticamente, ai suoi genitori. I frequenti incroci, infatti, eliminano le caratteristiche indesiderate, facendo prevalere quelle che rendono l’animale più resistente a malattie e condizioni ambientali avverse. Ma c’è di più.

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