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Il fascino

dei farabutti

Esercitano un'attrazione perversa su chiunque, dalla liceale sedotta dal bullo all’investitore truffato. Purtroppo, il fatto che poi finiscano male non è di conforto a noi gentiluomini

DI Paul de Sury
Tempo medio di lettura: 3' 50''

Le donne amano le canaglie (les voyous). Ce ne siamo accorti da adolescenti quando le nostre profferte amorose venivano declinate a favore di qualche disgraziato che disponeva di un motorino di dubbia provenienza. Siamo condannati a essere galantuomini, quindi, sapere che i nostri rivali di allora sono probabilmente oggi ospiti delle patrie galere non ci può dare soddisfazione. La passione per la marmaglia non è però esclusiva femminile. Io insegno finanza e vi garantisco che non è facile tenere desta l’attenzione di tre o 400 ventiduenni per una settantina di minuti parlando di asimmetrie informative e costi di transazione. Thomas Carlyle conquistò una dubbia fama definendo l’economia una «dismal science». La scienza della miseria e della aridità. Secondo Borges (lui sì un genio vero), Carlyle era il prototipo del nazista. Comunque si sbagliava. L’economia non è triste, è noiosa. Ci sono bambini che si appassionano di astronomia o di paleontologia a sei anni, nessuno nasce con un impeto per il moltiplicatore dei depositi. Da qualche anno riesco a combattere i torpori postprandiali dei miei studenti facendogli studiare i casi dei grandi truffatori.

 

Ponzi, Madoff, Vesco, Cornfeld e compagnia cantante esercitano un fascino misterioso sui giovani e sul sottoscritto. Tutti questi farabutti hanno un comune denominatore. Hanno, o avevano, un ego dalle dimensioni di un transatlantico. Robert Vesco, per esempio, negli anni 70 saccheggiò la Ios di Bernie Cornfeld (Bernard non è un nome fortunato nella finanza) rubando circa un miliardo e mezzo di dollari di allora. Con la polizia Usa alle calcagna, iniziò a saltabeccare per l’America Centrale e i Caraibi per evitare l’estradizione. Alla fine tentò di corrompere il presidente di Antigua per farsi vendere l’isola di Barbuda. Aveva intenzione di dichiararla Stato indipendente, ovviamente senza alcun rapporto diplomatico con gli Usa. Quasi tutti i mascalzoni sono grandi benefattori e disprezzano i risparmiatori a cui sottraggono tutto. Madoff nell’unica (credo) intervista rilasciata dal carcere in cui sta scontando un secolo e mezzo di condanna per la truffa più grande mai realizzata (circa 65 miliardi di dollari) ha apertamente dichiarato che lui non ha fatto che assecondare l’avidità degli investitori e, quindi, che la colpa è loro. Il dato che sfugge a questi birbanti è che, in genere, sono destinati al fallimento.

 

La truffa, prima o poi, implode. Lo schema Ponzi, battezzato così negli anni 20, in onore del nostro connazionale Carlo Ponzi, ha bisogno di una base ininterrottamente crescente di nuovi investitori per reggere. Alla fine non basterebbero tutti gli abitanti della Terra e si dovrebbero cercare nuovi gonzi su altri pianeti. In altre parole, il manigoldo deve imbottire un paio di valigie di contanti e darsi alla fuga, il problema è che oggi ci sono pochi Paesi desiderosi di ospitare un criminale internazionale. Il segreto bancario vacilla e i paradisi fiscali sono sotto assedio. Ciò nonostante, ogni anno si verificano nuovi casi. Pochi mesi dopo la sentenza Madoff, Sir Allen Stanford venne condannato a 110 anni di prigione per avere gestito uno schema Ponzi da circa sei miliardi di dollari, tanto per cambiare da Antigua. Stanford aveva finanziato il campionato mondiale di cricket nell’isola dei Caraibi! L’economia albanese, che probabilmente non viveva una situazione troppo rosea negli anni della transizione dal comunismo al capitalismo, venne travolta da una serie di schemi Ponzi in cui andò perduta una fetta importante del risparmio nazionale. La capacità delle canaglie di convincere onesti cittadini a versare loro i frutti di una vita di sacrifici ha del prodigioso.

 
 
 
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