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Formula
Perfetta
Franco Forni, da vero ingegnere, ha organizzato la propria eleganza secondo rapporti numerici rigorosi. Dando vita negli anni a un’enciclopedia del gusto
DI Giancarlo Maresca - FOTO DI Guido Fuà

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Tempo medio di lettura: 2' 50''

A Bologna c’è uno spazio fatato, a metà tra la tana del Bianconiglio e la cambusa del Nautilus. È l’antico negozio di Dante De Paz, in via Ugo Bassi. Da tutta Italia vi giungono uomini che sin da giovani hanno contratto la malattia del vestire e così hanno bisogno di medicamenti specifici e rari. Fu qui che vidi per la prima volta Franco Forni.

 

Senza ostentare sicurezza, ma nemmeno preoccupandosi di trattenere il compiacimento o camuffare la vanità, provava un doppiopetto in solaro e intanto si confrontava con Dante sui capi da ordinare per una crociera alla quale avrebbe partecipato tra qualche mese. Mi colpì la franchezza infantile della sua gioia nel rapporto con l’abbigliamento. Forse era il segreto dell’eleganza, o forse la strada tutta personale con cui lui l’aveva raggiunta, in ogni caso era bella a vedersi. In quell’occasione non scambiammo una parola, ma qualche mese dopo ci incontrammo nuovamente nella bottega di Bruno Peron, maestro dei maestri calzolai.

 

Ci presentammo, eppure passarono un paio d’anni prima che ci si rivedesse alle cene organizzate dalle prime associazioni di fumatori di Avana. Lentamente diventammo così amici che ogni volta che torno a Bologna dormo da lui, non senza aver fumato, bevuto e giocato a scopa fino a tardi, chiacchierando dei massimi sistemi. Dopo tanti anni di frequentazione posso certificare che Franco Forni, già ingegnere della Ibm, è un luminare del gusto. Lo dimostrano la casa e la finezza con cui il personale di servizio migliora la vita di chi vi abita. La confidenza con vini e cucina rappresenta il diploma del saper vivere, vestire ne è la laurea, arredare il master, educare i domestici il Nobel.

Parliamoci chiaro, per imparare ad abbinare cibi e vini sono sufficienti tre anni di corso da sommelier e per comprendere l’armonia degli abiti, se si frequentano le persone giuste, possono bastarne una ventina. Per dare a una casa lo spessore di una storia ne occorrono almeno il doppio, ma per imbandire una tavola, sedervisi da gentiluomo ed educare i collaboratori a gestirla, una vita intera è anche poco, perché gli accordi e le stonature più sottili può distinguerle solo chi nasce in case dove già echeggiava questa musica.

 

Casa Forni è basata sul rapporto tra oggetti antichi e di design, il cui dialogo è punteggiato qua e là da dettagli imprevedibili, piccole cose in cui un occhio pieno di buon umore ha saputo scorgere un messaggio cifrato. In questa ricerca l’ingegnere è affiancato da una moglie di squisita raffinatezza, figlia di un restauratore d’affreschi e architetto di successo. Quanto al suo guardaroba, si tratta di un’opera definitiva, la più completa e curata che abbia visto.

 

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