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Determinismo
del gusto
Il senso del bello era già parte di lui, ma è nel 2001 che Lino Villa ha trovato il modo di esprimerlo anche attraverso un abbigliamento studiato e completo, che fosse intonato con la sua personalità
DI Alessandro Botré - FOTO DI Laila Pozzo

Lino-Villa_

Tempo medio di lettura: 2' 5''

Come tutte le cose belle, come l’innamoramento per una donna, la passione di Lino Villa è nata quasi per caso. Ammesso che esista il caso. «Mi fermai alla solita edicola per acquistare Antiquariato, e fui colpito dalla copertina del primo numero di Monsieur», racconta. Allora correva l’ottobre del 2001. «Da quella prima lettura non ho mai smesso di aspettare con trepidazione ogni numero successivo, uno dietro l’altro, e sono passato con naturalezza dall’acquisto nel negozio e dal pantalone di jeans sempre più verso la sartoria. È stato qualcosa che mi ha cambiato la vita».

 

Lino Villa, decoratore e disegnatore professionista di Besana Brianza con 52 anni di lavoro alle spalle, da quel momento ha iniziato ad apprendere, passo passo, socraticamente, i codici dell’abbigliamento maschile classico e a farli propri, sempre più assetato. Fino ad arrivare, con metodo che potremmo definire scientifico, a plasmarsi un guardaroba che definisce come «un drappello di assaltatori, perché i miei capi sono pochi ma fanno un disastro». Il disastro lo fanno eccome. Riguardo al pochi… certo, dipende da quale metro di paragone ciascuno si pone di fronte, o come obiettivo.

 

Prima di entrare nel dettaglio tra le ante e i cassetti di Villa, dovremmo però chiarire un interrogativo che si è già posto di fronte al nostro spirito critico: ma dunque, quello della bellezza e del buon gusto è un determinismo o lo si può apprendere dal nulla? Io penso che sia un determinismo, già scritto dentro di noi. O lo si ha o non lo si ha. Poi, in base alle esperienze personali, può essere favorito ed evolversi, o meno. Lino Villa questa sensibilità la possedeva anche prima, ma non aveva avuto l’occasione di estrinsecarla. Poi, quando aprì la rivista e sentì battere il cuore, gli fu tutto chiaro. Il linguaggio del bello faceva già parte di lui, Lino Villa vi si esprimeva attraverso la professione, l’arredamento della casa, la famiglia, la cura meticolosa del giardino. Non ha fatto altro che trasporlo al vestire.

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