EDITORIALE CATEGORIA NEWS BOCCIATI & PROMOSSI RUBRICHE EVENTI INVIA LE TUE STORIE
La stoffa
del campione
Marco Mutti, ex giocatore di football e presidente della squadra Seamen Milano, è affezionato cliente del sarto Luigi Gallo dal 1995
DI Alessandro Botré - FOTO DI Laila Pozzo

Tempo medio di lettura: 4' 50''

Prima di conoscere il sarto Luigi Gallo, il milanese Marco Mutti non aveva mai provato l’ebbrezza del su misura. Si rivolgeva semplicemente al pronto e poi lo aggiustava. Poi, un giorno del marzo 1995, un suo parente lo accompagna a Roma dal sarto da cui abitualmente si serviva: Luigi Gallo, appunto. Da allora non ha mai più comprato niente in un negozio, se non qualche paio di jeans. «Comodità, scelta del tessuto. Il sarto ti accompagna, ti corregge l’abito se c’è un problema, diventa solo tuo», spiega Mutti, che di mestiere costruisce centri commerciali. «Il sarto ci mette una passione e ti fornisce un servizio tecnico e umano che un commesso, per quanto bravo possa essere nel suo lavoro, non potrà mai darti. Il sarto ti segue nel dettaglio in un abito che apparterrà soltanto a te, anche se il tessuto può essere uguale a quello di un altro. Poi, essendo uomini, siamo soggetti a variazioni di peso, ma grazie al sarto che ti conosce, il vestito, che diventa parte della tua vita, può essere sempre adattato». Variazioni di peso, cui un ex atleta come Marco Mutti è stato maggiormente esposto. È infatti un’autorità del football italiano. La sua avventura in campo inizia nel 1981: aveva 19 anni e giocava bene a calcio come portiere.

 

«Feci anche un provino con l’Inter ma non andò per il meglio», racconta. «Cercavo un altro sport a cui dedicarmi quando vidi un Superbowl in televisione. Scoprii che esisteva un campionato italiano e mi ci lanciai: con due amici decidemmo di fondare un club e lo chiamammo Seamen, marinai. Le squadre di football richiamano tutti animali: Dogs, Panthers ecc. Dunque era bella l’idea di identificarsi in un gruppo di uomini come quello dei marinai. C’è un comandante e ci sono i marinai, che obbediscono e fanno procedere diritto la barca, se tutti lavorano bene. A Milano ci sono tanti velisti, subacquei, è una città dove il mare e la nautica sono molto presenti. Ci demmo da fare e reclutammo così alcuni sponsor e 50 ragazzi che volevano iniziare a giocare. Alla fine Sergio Galeotti, socio di Giorgio Armani, divenne proprietario della squadra, occupandosi anche di disegnare e procurare le divise, con il logo dell’ancora.

 

Il giubbotto della squadra di football di Mutti, i Seamen Milano.

 

Nel 1988 abbiamo perso il campionato ai quarti di finale e la nostra società è stata rilevata da un’altra. Nel 1989 sono finiti i fondi e nel 1990 abbiamo chiuso. Poi, nel 2008, ci siamo ritrovati e abbiamo rifondato la squadra, dividendoci i compiti tra chi allena e chi dirige. Abbiamo vinto nel 2009 il campionato giovanile under 18, nel 2013 siamo arrivati in finale, poi ne abbiamo vinti altri tre. Ora siamo all’ottavo anno di serie A, abbiamo conquistato quattro scudetti e siamo due volte vicecampioni d’Europa».

 

Nel frattempo, Mutti frequentava la sartoria di Gallo, approfondendo sempre più le sue conoscenze tecniche: «Vengo da una famiglia che era attiva nel mondo della moda, quindi alcuni dettagli stilistici li conoscevo già, ma dalla prima volta che sono andato dal sarto ho imparato molto. All’inizio facevo anche cinque o sei abiti all’anno, mentre adesso ne ordino quattro. Ho comprato anche qualche cappotto, ma odio il peso e ormai certi tessuti non si possono più indossare. Il risultato è che non li metto quasi mai, al massimo preferisco l’impermeabile». 

 

«Il revers è lo specchio dell’abito», parola del maestro Luigi Gallo, che nella foto (a sinistra) aggiusta i baveri di uno sgargiante gessato blu a Marco Mutti, suo affezionato cliente dal 1995.

 

Interviene al proposito Luigi Gallo: «Per via del surriscaldamento il tradizionale paltò si sta trasformando sempre più in spolverino o in cappotto sfoderato in tessuto leggero». Poi il maestro fa una riflessione sulla sartoria: «Il modo di pensare, di vestire, tra sarto e cliente, è una sintonia, ci deve essere molta fiducia verso l’artigiano. E il cliente deve anche avere una cultura del su misura. Va educato piano piano e deve confidare nel sarto, deve lasciarlo fare e, a sua volta, il sarto deve sapersi meritare questa fiducia. Il professionista che svolge un certo mestiere non può indossare le giacchettine strette modaiole per sembrare più giovane, ma deve rispettare un certo stile che gli conferisca le giuste proporzioni. Se devo fare una giacca che segua il fisico di una persona, non viene bene. La giacca deve nascondere i “difetti” che tutti abbiamo. La vera sartoria deve aggiustare la figura e conferire uno stile che duri nel tempo.

 

Le camicie di Mutti sono realizzate da Borrelli e da una sarta milanese.

Effettua il login per visualizzare l'articolo completo - clicca qui