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Viaggio con Vittorio Sgarbi
nell'Italia delle meraviglie
Dal drappeggio di Mozia all’illusione del Bramante. Mini-guida da esperto per scoprire perché la nostra è una Repubblica fondata sulla bellezza
DI Conversazione di Anna Spena con Vittorio Sgarbi
Città Ideale di Tommaso Buzzi a La Scarzuola

Tra il 1958 e il 1978 a La Scarzuola, piccola frazione rurale tra le colline del Ternano, l’architetto Tomaso Buzzi progettò e realizzò una «città ideale», complesso architettonico pensato come «un’antologia in pietra», teatrale e scenografica. La cittadella presenta parti e citazioni tratte da Villa Adriana, Villa d’Este, dal Pantheon, dal Palladio.

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La bellezza non si racconta, si riconosce. È un istinto che l’uomo ha», esordisce convinto Vittorio Sgarbi. «Ciò che è bello stabilisce armonia tra chi guarda e l’oggetto della sua attenzione. Si determina una relazione di equilibrio». Sgarbi ha appena pubblicato, con il costituzionalista Michele Ainis, La Costituzione e la Bellezza, per sottolineare, quasi imporre, la necessità di introdurre nella Costituzione italiana la bellezza come identità, come dato costitutivo del Paese. Per stabilire, una volta per tutte, che «la bellezza è un valore fondamentale, non ci può essere diritto o dignità dell’uomo che prescinda da essa».

 

Ma avercela dentro, tutta questa bellezza, non significa che le opere attraverso le quali si esprime e ha preso forma non abbiano bisogno di essere tutelate, conservate. Perché siano modello per tutti, anche se Sgarbi sull’apprendimento del bello ha le idee chiare: «La bellezza non si insegna», spiega, «piuttosto dovremmo insegnare la “bruttura” che contamina, che contagia, e a cui purtroppo ci si abitua. Dobbiamo imparare ciò che è brutto, per non occultare ciò che è bello». «Italia è l’altro nome della bellezza», proclama. Invitato a guidarci in un viaggio attraverso quattro esempi di questa bellezza, Vittorio Sgarbi parte da un giovane di marmo del V secolo a.C.: il Giovane di Mozia,  conservato al Museo Whitaker di Marsala. 

 

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